106. PILLOLE DI DANTE: Questioni Angeliche III

In meno di venti secondi le intelligenze angeliche si separarono tra coloro, la grande maggioranza (90%), che rimasero fedeli a Dio e coloro che seguirono Lucifero insuperbitosi di sé.

Dante, come è noto “inventa” un terzo gruppo di angeli, confinato nell’AntInferno con gli ignavi: coloro che rimasero neutrali, e che, perciò, sono rifiutati tanto dai Cieli, che non vogliono essere meno belli a causa della loro presenza imperfetta, tanto dai ribelli degli inferi, che potrebbero su di loro, che non hanno saputo neppure prendere posizione, trarre qualche motivo di vanto.

Ma bisogna tener presente che è la Grazia la causa del merito, e non viceversa (Inf. XIX).

Il ricevere la Grazia è meritorio solo in proporzione all’affetto con cui si dispone a riceverla.

Gli angeli che non si insuperbirono, e non seguirono Lucifero, quindi, non furono beati a causa della loro fedeltà, ma della loro Grazia.

Rispetto a quelli neutrali, e quindi imperfetti, va precisato che seppure è incontestabile che la sistematizzazione dantesca di essi come convitti extrainfernali sia del tutto originale, l’esistenza del gruppo in sé non lo è del tutto, se è vera l’esistenza di opere anteriori alla Commedia che raccoglievano tale leggenda e se una di esse (riportata nel Parzifal di Eschembach) narra come agli appartenenti di questo terzo gruppo angelico fosse stato in principio affidata la custodia del Santo Graal: la coppa, secondo alcuni di smeraldo, in cui gocciolò il sangue taumaturgico del Cristo, e poi affidato a Giuseppe D’Arimatea.

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