198. PILLOLE DI DANTE: I Pugiles.

Come documentato e ripetutamente riportato nei classici (Cicerone, Livio, etc.), i lottatori antichi, greci e latini, si affrontavano nudi e cosparsi di olio, per rendere più difficile la presa all’avversario.

È, però, probabile che Dante nel riferirsi ai campioni (Inf. XVI), all’atto di trovare una similitudine per descrivere il curioso atteggiamento dei tre vecchi politici fiorentini che incontra tra i sodomiti, pensi a quelli della sua epoca e non già agli antichi, anche perché usa verbi al presente.

Era ancora in uso infatti, nel Medioevo toscano dell’epoca di Dante, il duello giudiziario, nel quale, per questioni e controversie tra parti, prive di scritti e testimonianze che potessero suffragare le rispettive posizioni, si ricorreva a incontri tra professionisti detti anche pugiles.

Tali ordalie, al cospetto di Dio (venivano anche detti Giudizi di Dio, appunto), erano realizzate con armi da offesa e difesa, e potevano arrivare ad essere all’ultimo sangue, se la questione era di gran importanza, ma per quelle di minor valore i contendenti entravano in uno steccato, o recinto, e si affrontavano a lotta e pugilato, nudi e unti come descritto dal poeta.

La parte il cui campione cadeva, rimaneva, come è scontato, soccombente nella vertenza giudiziaria.

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