157. PILLOLE DI DANTE: I Due Fiumi dei Morti.

L’idrologia, sia quella infernale che del Purgatorio, è un tema complesso e assolutamente centrale nell’economia allegorica dell’opera, ma vale la pena di notare come essa attenga anche al primo destino delle anime dei morti.

Esse infatti finiscono, sia le dannate, che le salve, sulle sponde di due fiumi.

Le prime appaiono nell’affollato e caotico porticciolo di Acheronte (Inf. III), dove il terribile e canuto, vecchio, Caronte le traghetterà, nella confusione di imbarchi disperati, ma inevitabili, dinanzi al mitico giudice Minosse.

Da lì saranno poi gettate direttamente ciascuna nel proprio cerchio di appartenenza, corrispondente al peccato mortale più grave commesso in vita.

Le seconde, ma destinate al Purgatorio, finiscono, invece, in riva al Tevere (Purg. II), dove ben altra, magnifica e festina (veloce), imbarcazione condotta da un angelo immutabile, con ali perfette e immobili, le sbarca sulle spiagge del monte agli antipodi di Gerusalemme.

Saliranno poi in su fino in cima all’Eden, sostando, più o meno lungamente, su ogni cornice di pena per espiare tutti i peccati capitali.

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