29. PILLOLE DI DANTE: Un Antenato Di Cui Esser Fieri

Cavaliere della Seconda Crociata (1147-1149) Alighiero di Cacciaguida (Par. XV-XVII), bisavo di Dante, si intrattiene a lungo col pronipote toccando vari temi, tra cui l’origine della divisione fiorentina tra Guelfi e Ghibellini, i costumi della vecchia Firenze, le sue dimensioni e le antiche casate, e parla con una favella che già, il poeta lo nota, non è quella che lui, Dante, pratica nella Firenze del 1300.

Nominato cavaliere da Corrado III di Svevia, che seguì nella seconda crociata, ove trovò la morte, Cacciaguida è personaggio fulgido e lineare che viene assunto immediatamente nella sfera celeste di Marte, nel Quinto Cielo, senza intermediazione purgatoria.

Figlio di una piccola e ideale Firenze “sobria e pudica”, dai costumi semplici e retti, molto distante da quella frenetica, tracotante e corrotta descritta dal discendente, è esempio di vera nobiltà.

Ma, chiarisce il poeta nel Convivio: chi non vede quanto sia vano e futile il nome della nobiltà? Quella vera è nell’animo perfettamente dotato e non nel sangue, laddove quest’ultima, la nobiltà di sangue, altro non è che un certo prestigio che deriva dai meriti degli antenati.

Esempio di vera nobiltà d’animo, il beato cavalier Cacciaguida l’ha conquistata e dimostrata nella migliore delle maniere: servendo sino all’estremo sacrificio della vita, fino al martirio, la fede cristiana.

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