52. PILLOLE DI DANTE: La Seconda Morte

La seconda morte (Inf. I, III, XIII) è un concetto piuttosto oscuro.

Potrebbe essere, secondo alcuni, la dannazione pura e semplice (morte dell’anima): la prima morte sarebbe, quindi, quella del corpo, quando l’anima lo abbandona, e la seconda quella del giudizio dell’anima stessa e la sua dannazione.

Ma potrebbe anche trattarsi  della dannazione finale, posteriore al giudizio universale, quando sappiamo che ogni anima, tranne quella dei suicidi, riprenderà il proprio corpo, e, Virgilio spiega sulla scorta di Aristotele, le pene saranno più cocenti, dato che si verserà in un maggior grado di perfezione.

Oppure, terza opzione, potrebbe trattarsi dell’annichilimento definitivo dell’anima nel fuoco e della conseguente fine di ogni residuo di imperfezione nel cosmo.

In tre casi Dante si riferisce a detto concetto. Di tutti i dannati si dice: “che a la seconda morte ciascun grida”. Degli ignavi, ubicati e puniti nel vestibolo, quindi fuori dall’Inferno vero e proprio, si dice che essi: “non hanno speranza di morte”. E uno degli scialacquatori, Lano, che corre nel bosco dei suicidi, invoca accoratamente l’arrivo della morte: “or accorri, accorri, morte”.

Ciò andrà, forse, inteso come il comprensibile desiderio di ogni dannato di cessare di esistere del tutto e di precipitare nel nulla, desiderio che Giordano da Pisa considerava, però, contrariamente all’idea pagana che invece supportava questo ultimo destino, impossibile da realizzarsi.

Va segnalato come nel paganesimo (Cfr. Seneca: Mors est non esse), la morte è il ritorno al nulla, e l’autentico desiderio dei suicidi.

Dante stesso si riferisce a questo concetto quando nel descrivere il terzo esempio di ira punita (Purg. XVII), mette fantasiosamente in bocca a Lavinia, figlia di Amata, e futura moglie di Enea, le parole rivolte alla madre, suicida -suicida per ritenersi causa di un matrimonio che aveva arduamente osteggiato in favore dell’altro contendente, Turno, che erroneamente crede già morto-: “o regina perché per ira hai voluto esser nulla?”

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