89. PILLOLE DI DANTE: Tracotanza Diabolica

Solo un angelo appare all’Inferno, per aiutare il povero Virgilio, tenuto in scacco al di fuori della città di Dite, a proseguire il cammino. I diavoli (Inf. VIII) infatti, più di mille, ammassati a guardare e a sbeffeggiare i due pellegrini relegati fuori dalle mura ferree e arroventate della città infernale, chiedevano minacciosi “Chi è costui che sanza morte va per lo regno de la morta gente?”.

Poi avevano proposto al poeta mantovano, sgomentando Dante, di abbandonare al suo destino il discepolo, “vediamo se saprà tornarsene da solo nel mondo dei vivi”, dicono in modo crudelmente beffardo:

Vien tu solo, e quei sen vada

che sì ardito intrò per questo regno.

Sol si ritorni per la folle strada:

pruovi, se sa; ché tu qui rimarrai,

che li ha’ iscorta sì buia contrada.

Qui il poeta, come in altre occasioni, si rivolge direttamente al lettore chiedendogli di immaginare il suo sgomento. Poi, a perdifiato, accoratissimo, chiede alla amata guida di non lasciarlo solo all’Inferno, e, come farà in altra occasione, arriva a proporre anche di rinunciare la prosecuzione del percorso, piuttosto che rischiare l’abbandono:

O caro duca mio, che più di sette

volte m’ hai sicurtà renduta e tratto

d’alto periglio che ’ncontra mi stette,

non mi lasciar”, diss’io, “così disfatto;

e se ’l passar più oltre ci è negato,

ritroviam l’orme nostre insieme ratto.

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