218. PILLOLE DI DANTE: Malebolge, Malebranche, Malacoda… il diavolo

Il suffisso mal (ricordiamo che “mal mondo” è l’Inferno stesso) è usato nell’onomastica infernale dantesca in tre importanti occasioni in unione con altri lemmi: Malebolge, Malebranche, Malacoda.

Nel primo caso (Inf. XVIII) Dante così chiama un luogo: la parte dell’Inferno dove sono puniti i fraudolenti, il basso Inferno.

La parola è formata dall’unione di ‘mal’ con la parola ‘Bolgia’ che, mentre per noi ha ormai un significato specifico e di derivazione esclusivamente dantesca (luogo infernale, chiassoso, disorganizzato e stipato di gente) al tempo del poeta significava, borsa, sacca, e quindi starebbe stata evocativa di un contenitore di pelle, bisaccia, riempito del male del mondo.

L’aver punito i fraudolenti in sì chiamati fossati, forse, riecheggia il loro agire subdolo, coperto, chiuso, ma l’insieme della conformazione dei fossati stessi, la parola che li indica collettivamente, alcune caratteristiche specifiche di taluni, lascia inevitabilmente pensare a degli intestini o a una fogna: le fognature di un sinistro e inverso castello in pietra.

Malebranche è invece il nome collettivo di tutti i diavoli guardiani e addetti al tormento, tramite uncini –raffi- dei dannati della quinta Bolgia, il numero totale di essi è imprecisato, ma, si suppone, vasto (Inf. XXI, XXII, etc.) ed è formato manifestamente con la parola ‘branche’, che riecheggia la loro missione di infiocinatori, e scorticatori tramite forconi, artigli e uncini (da cuochi), dei dannati che “abbrancano” (appunto), gettano a lesso nella pece e poi controllano.

Le figure diavolesche sono popolari, hanno in generale un aspetto feroce, sono neri, forti, dotati di ali, crudeli, straziano i dannati, sbeffeggiandoli in modo sarcastico, ma sono anche assai volgari, litigiosi, irascibili, inaffidabili, poco organizzati e indisciplinati sino alla inefficienza.

Ricordiamo tutti i loro dodici nomi, per renderceli familiari: Malacoda, Scarmiglione, Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante.

Tutto il gruppo incontrato da Dante obbedisce a Malacoda, che è specificamente quello che seleziona la decuria che accompagnerà i due poeti pellegrini per le “bollienti pane” –stagni.

È lui che parlamenta con Virgilio, ne ascolta le ragioni, si stupisce della situazione del pellegrinaggio infernale voluto da Dio tanto da far cadere l’uncino a terra, e fa in modo che nessuno aggredisca i visitatori.

Anche questo nome è ottenuto dall’unione di due lemmi che evocano immediatamente una certa e precisa sensazione nel lettore, un procedimento di creazione onomastica definito dalla critica come “intellettualistico”, però.

Il nome, coniato sullo stesso tipo degli altri due, resta chiaro sia dal punto di vista lessicale che da quello delle possibili allusioni.

Il secondo elemento che lo compone, coda, richiama l’attributo maligno del tipico bestiario iconografico infernale, come anche in Gerione (con coda di scorpione) e propone un personaggio anche esso dai tratti fortemente popolareschi e grotteschi.

(Visited 984 times, 1 visits today)