38. PILLOLE DI DANTE: Invidie Di Corte

Spirito mercuriale del Paradiso, Romeo di Villanova (Par. VI) Romieu de Villeneuve, fu ministro e gran siniscalco di Raimondo Berenghieri IV, conte di Provenza.

Fu preso a corte di ritorno dal pellegrinaggio a Santiago de Compostela, in Galizia. Straordinariamente coscienzioso, servì con umiltà e con gran capacità il suo signore, ottenendo risultati eccellenti. Riuscì infatti a raddoppiare il patrimonio del conte e trovò vantaggiosi mariti per tutte le quattro figlie di lui: tutte sposarono un re!

Per invidia degli altri cortigiani, però, nonostante il suo egregio operato, fu ingiustamente accusato di furto e cacciato da corte, da dove fu costretto ad andarsene povero come era arrivato e solo più vecchio.

Ingrati! L’invidia è, dai tempi del canto infernale di un altro grande personaggio della Commedia (Pier della Vigna), fedele e leale collaboratore di Federigo II, calunniato dai cortigiani, (o questa la storia che crede il poeta): “delle corti vizio”, vizio tipico, endogeno delle corti e del cortigiano.

Piero, caduto in disgrazia per calunnie, fu accecato e, prima di essere messo a morte, riuscì a suicidarsi picchiando la testa contro il muro di pietra della sua cella.

Cortigiani, figure spregevoli! Anche Dante come Romeo, sarà costretto a vivere faticosamente, “mendicando la sua vita a frusto a frusto”, il pane pezzo per pezzo. Il poeta, infatti, profetizzerà più avanti in Paradiso il suo eroico avo Cacciaguida, proverà “come sa di sale lo pane altrui”, celebre frase che offre spaventosi presagi di esilio.

In un mondo di mediocri, corrotti e invidiosi, è il giusto a patire la fame.

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