39. PILLOLE DI DANTE: Odio Incommensurabile per i Concittadini.

Nel giugno del 1269, presso Colle di Val d’Elsa, Firenze guelfa, comandata dal vicario angioino Giovanni Bertrand, si prese la rivincita dalla battaglia di Montaperti, su Siena.

Sapia Salvani (Purg. XIII), -si narra- dal suo castello presso Monteriggioni, che dominava la strada da cui passava l’esercito senese in rotta, poté ammirare la fuga disordinata per la disfatta dei suoi odiati concittadini, guidati, oltretutto, da Provenzano Salvani, suo nipote e da Guido Novello.

Provenzano rimase sul campo: non accettando di tornare sconfitto a Siena, si gettò nella mischia e fu ucciso da Regolino Tolomei, suo acerrimo nemico. La sua testa fu erta su una picca e portata per il campo affinché tutti la vedessero.

Ebbene, Sapia, che confessa sulla seconda cornice del Purgatorio, destinata agli invidiosi, di non essere mai stata “saggia” come, per etimo, il suo nome stesso lascerebbe credere (v. “savio”), gioì immensamente di quella rovinosa disfatta.

Una gioia dai tratti disumani per cui lei aveva addirittura pregato l’onnipotente e che, all’epoca, celebrò con uno slancio sfociante sul blasfemo, e che ricorda l’atteggiamento spregevole del ladro Vanni Fucci.

Sapia, avvelenata da quella irrazionale “anticarità” che è l’invidia, alza il volto verso il cielo e,  rivolgendosi a Dio stesso, dice di non temerlo più, tanta era la gioia incommensurabile e definitiva che quell’evento le aveva procurato nella vita e che nulla ormai poteva più toglierle.

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