214. PILLOLE DI DANTE: Orlando

Come accade in molti altri punti e con altri personaggi, potrebbe essere oggetto di interessantissime, dotte e complicate tesi dottorali sviscerare il senso e la portata dei riferimenti a Orlando durante la Commedia.

Essi, comunque, suscitavano di certo un’impressione immediata e viva nel cuore del lettore dell’epoca, altamente evocativa.

Orlando, il celebre eroe cantato per secoli dalla cristianità, appare citato all’Inferno (Inf. XXXI), probabilmente in virtù della sua vicenda umana che lo rende esempio, antonomasia, di persona tradita.

Difatti Dante lo ricorda a proposito del corno ascoltato con spavento al Pozzo dei Giganti, e quindi proprio poco prima di immettersi nel lago di Cocito dove si puniscono i traditori.

Come tutti ricordano, nel 778 egli morì a Roncisvalle nella retroguardia dell’esercito di Carlo Magno, composta da tremila uomini, che lui stesso guidava. L’attacco degli infedeli fu propiziato proprio dal traditore Gano.

È arcinoto come nella Chanson si narri del suo corno Olifante, che riecheggiò vastamente per le montagne e il cui suono giunse sino alle orecchie preoccupate di Carlo.

Orlando, su consiglio del saggio Oliviero, lo suonò, e con tanta forza lo fece, narra il poema, che le tempie gli si creparono e sangue chiaro gli sgorgò dalla bocca.

Quando il re cristiano arrivò in soccorso non trovò che morti.

In Paradiso (XVIII) Orlando è citato con Carlo Magno dopo due eroi biblici, come esempio di campione nella lotta contro gli infedeli.

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