103. PILLOLE DI DANTE: Un Numero Incommensurabile

A paragone della sterminata quantità di angeli presenti in Cielo, Dante usa una figura piuttosto comune al suo tempo, e che rimontava a un leggendario racconto orientale.

In esso l’inventore del gioco degli scacchi (Par. XXVIII) chiese al re di Persia, che voleva ripagarlo per l’impresa mirabile da lui portata a compimento, la quantità di chicchi di grano corrispondente alla somma totale del loro raddoppiamento per ognuna delle sessantaquattro case della scacchiera a partire dalla prima con un chicco e successivamente per ciascuna delle altre (la prima un chicco, la seconda due, la terza quattro e così via per tutte).

Promesso alla leggera il compenso richiesto, che intuitivamente pareva di poco valore e abbordabile, solo successivamente, al tentativo di realizzare i calcoli esatti, il re si rese conto che tutti i granai del suo regno non contenevano cereale a sufficienza.

Il numero in questione, infatti, è l’esorbitante cifra di due alla sessanquattresima, meno uno.

Il numero delle intelligenze angeliche è ancor più grande: letteralmente incommensurabile, eppure non infinito, posto che se così fosse, anche l’esercito di angeli ribelli sarebbe infinito, essendone una percentuale di circa il dieci, e quindi una porzione anche essa infinita dell’infinito. 

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