190. PILLOLE DI DANTE: Intellettuali Sodomiti

Quando Dante chiede al suo vecchio maestro sodomita (Inf. XV) Brunetto Latini quali altre anime siano punite nel “sabbione”, quello risponde facendo pochissimi nomi, ma affermando che tale peccato era tipico di chierici e di letterati grandi e di gran fama. Insomma di precettori, uomini di chiesa e, in genere, di cultura.

Poi segnala uno di essi, Prisciano di Cesarea, forse confondendolo col il vescovo eretico del IV secolo Priscilliano a cui si attribuiva tale condotta.

All’Inferno costoro sono puniti tra i violenti: persone di prestigio e autorità morale e docente che approfittano, asimmetricamente e in modo intimidatorio, dell’inesperienza giovanile coartando la libertà di ragazzi ingenui in virtù della loro posizione di supremazia e del prestigio personale sbandierato per impressionare.

Ma nel Purgatorio, vale ricordarlo, la sodomia in sé non è che una variante dell’intemperanza erotica, affine, stanno tutti nella stessa cornice infatti, a quella dei lussuriosi eterosessuali.

All’Inferno, ecco quindi un altro peccato attribuito, come tipico, al clero. Ne esce un impietoso quadro di avidi, avari, simoniaci e pederasti. 

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