69. PILLOLE DI DANTE: Stelle e Ombre.

Le stelle (Inf. XXXIV, Purg. XXXIII, Par. XXXIII) sono il destino ultimo dell’essere umano.

Come tutti sanno, la parola “stelle” chiude ognuna delle tre cantiche: dall’Inferno Dante riesce a rivederle, dopo il Purgatorio è disposto a salirvi, nel Paradiso è partecipe del loro moto d’amore.

Virgilio, la sua paterna e amorevole guida pagana, chiude la I e la X Egloga delle Bucoliche con la parola Umbra e l’Eneide con la parola umbrae: le ombre dove precipita l’anima del povero Turno ucciso da Enea (“ast illi soluuntur frigore membra uitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras”: le sue membra si afflosciano nel freddo, e la sua vita con un gemito svanisce indignata tra le ombre).

Dalle ombre del mondo antico e pagano, pessimista e in cui la morte non ha appelli dato che chiude l’esperienza breve della vita imprigionando l’anima in un triste luogo buio, lugubre e raccapricciante, -se non addirittura nel nulla- si arriva a quello cristiano, liberi dalla schiavitù della morte e approdati alla sfolgorante vita eterna, in cui Dante credeva fermamente.

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