188. PILLOLE DI DANTE: Terremoto in Purgatorio.

A Dante era stato detto che sul Monte Purgatorio non potevano verificarsi eventi di tipo climatico e tellurico, cioè che esso è immune da perturbazioni e fenomeni naturali, climatici e mondani di cambiamento, soggetto come è, dalle radici a mollo nel mare, fino alla vetta, solo a cause celesti, che a loro volta sono caratterizzate da immutabilità e incorruttibilità.

Ricordiamo che, all’epoca, agli astri si attribuiva l’essere del tutto perfetti (v. problema della macchie lunari, poi la resistenza ad ammettere quelle, addirittura, solari, scoperte da Galileo).

Non può quindi intervenire neppure il vapore secco e denso (quello secco e sottile provoca i venti) che, restando imprigionato all’interno della terra, causa i terremoti, secondo la dottrina di Aristotele seguita dai vari trattatisti delle epoche successive.

Eppure Dante una scossa (Purg. XXI) la sente, proprio quando incontra il poeta latino Stazio, al quale, dottissimo, chiede spiegazioni.

La causa dello scuotimento del monte è non materiale, ma spirituale: quando un’anima si sente definitivamente mondata dai suoi peccati, e pronta a iniziare l’ascesa verso il Paradiso Terrestre per la definitiva beatificazione, il monte trema, rimanendo nonostante ciò immutato.

Dante quindi incontra Stazio mille e duecento anni dopo la sua morte, proprio nel momento della fine del suo castigo e dopo che egli ha passato oltre cinquecento anni tra avari e prodighi, altri quattrocento tra gli accidiosi e i restanti duecento circa in altre non specificate cornici e zone del monte.

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