3. PILLOLE DI DANTE: Un viaggio di amore e morte

Melisenda di Gerusalemme, dovrebbe essere quella contessa di Tripoli di cui si innamorò perdutamente il poeta e trovatore francese Jaufré Rudel, principe di Blaia.

Egli, avendo ascoltato le lodi che di lei si tessevano, così tanto si innamorò che compose opere per lei, poi, stremato dall’insopportabile distanza che gliene impediva la vista, si fece crociato e intraprese quel viaggio in Terrasanta che gli costò la vita.

Ammalatosi durante il tragitto, in un ultimo afflato, morì tra le braccia della sua amata che mai prima aveva visto e che aveva avuto notizia del suo innamoramento divenuto leggendario.

La Dama trobadorica trascende la sua natura umana e corporea e Dante riprende di certo tale concezione, ma egli tratta anche il tema dell’amore a distanza (amor de lonh) quando crea la vicenda del gran amore che legava il poeta latino Stazio (Purg. XXII) al suo –sconosciuto- maestro Virgilio, e che il primo esprime direttamente e in modo indimenticabile nella finzione dell’incontro avvenuto durante il viaggio in Purgatorio.

Si ricordi a tal proposito la dedica che Stazio appone alla sua Tebaide, rivolgendosi direttamente ad essa le fa una tenera raccomandazione: “Vivi ti prego, e non tentar di raggiungere la divina Eneide, ma seguirla da lontano e venerare sempre le sue orme. “Vive, precor, nec tu divinam Aeneida tempta. Sed longe sequere, et vestigia semper adora”.

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