19. PILLOLE DI DANTE: Un Incipit Sinistro

Radegonda VI fu la infelice e santa principessa di Turingia, prima prigioniera e poi moglie del violento e brutale merovingio Clotario I.

Ella fuggì dal consorte e si fece monaca dopo che lui fece uccidere il suo unico ed amatissimo fratello.

A lei destinò varie opere Venanzio Fortunato, il grande poeta in lingua latina che scrisse anche gli Inni Sacri alla Croce di Cristo.

Questi furono concepiti per l’arrivo al monastero di Poitiers di una reliquia di legno della vera croce, donata dall’imperatore bizantino Giustino II (successore di Giustiniano e nipote di lui) e trasportati fino al monastero in processione.

Tra questi inni v’è il bellissimo Vexilla regis prodeunt (Inf. XXXIV) il cui incipit è ripreso, e ribaltato nel prosieguo, da Dante per aprire l’ultimo canto della  prima cantica: “Vexilla regis prodeunt Inferni” (Avanzano le insegne del re dell’Inferno), attacca in modo grandiosamente sinistro il canto in cui Dante vedrà coi suoi stessi occhi il principio di tutto il male, il verme sotterraneo, il re di Dite etc.

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