208. PILLOLE DI DANTE: Virgilio il mago.

Pare che nel Medioevo la fama di “mago” seguisse spesso quella del semplice sapiente.

Di sola sapienza scambiata per magia si parla anche in merito a un dannato dantesco: Michele Scotto, che fa “retroso calle” assieme a Asdente, Bonatti e compagnia proprio come indovino.

Maghi e indovini sono, notoriamente, puniti assieme all’Inferno anche se tecnicamente si tratta di condotte diverse.

Di Scotto si narra che parlasse latino, greco, ebraico, caldaico, arabico, fosse matematico, astrologo, teologo, filosofo e naturalista alla corte di Federico II, l’imperatore avverso al papato, anche lui eruditissimo, e definito dalla pubblicistica clericale persino come l’Anticristo.

Tra altri, la redazione di libri di magia, fu attribuita persino a San Tommaso e Alberto Magno.

Il discorso sarebbe complicatissimo, ma, benché Dante non pare aver potuto condividere una opinione del genere, una leggendaria fama di mago aleggiava anche su un personaggio centrale della Commedia: Virgilio.

Quello stesso Virgilio che (prima guida, delle almeno tre identificate e personificazione della ragion naturale) il suo discepolo Dante sistema, reverente, nel Limbo, come giusto pagano, e che, secondo altre leggende, può vantare di aver convertito molti alla fede cristiana con la sua famosa egloga IV.

Tra altri convertiti dall’inconsapevole opera poetica del mantovano, Dante stesso inventa la bellissima storia di Stazio, che sarà incontrato in Purgatorio.

Virgilio, diceva il mito, aveva salvato anime pur senza essersi salvato lui stesso. Nel Medioevo si narrava pure che, se avesse avuto la fede, Virgilio sarebbe stato addirittura un santo, ed è per questo che sorse la leggenda bizzarra secondo la quale uno di essi, San Paolo, pianse sulla sua tomba.

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