Preghiera anti-serenità

Esiste una preghiera in America creata da un teologo del Missouri di origini tedesche, la preghiera della serenità di Reinold Niebuhr, che si sente ripetere ogni tanto e si trova su iscrizioni in parecchie case. A giudicare dall’esistenza di pagine Wikipedia in italiano, deve essere famosa anche al di fuori degli USA, ma francamente non l’avevo mai sentita prima di trasferirmi qui.

Il testo più comunemente diffuso e ripetuto recita:

God, grant me the serenity to accept the things I cannot change, courage to change the things I can, and wisdom to know the difference.
Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza.

L’ho sentita ripetere un’altra volta in tv ieri e subito, pensando al reale stato delle cose di questa epoca delirante, mi è venuta in mente una versione parodica descrittiva di essa (la realtà delirante in cui viviamo oggi).

Lord, grant me the arrogance of trying to change the things that I cannot change, the laziness to do nothing about the things I could change, and the obstinacy to always ignore the facts.
Signore, concedimi l’arroganza di cercare di cambiare le cose che non posso cambiare, la pigrizia di non fare nulla per le cose che potrei cambiare, e l’ostinazione per ignorare sempre i fatti.

Perché vedo le circostanze a tinte così fosche?

Non nascondo, per onestà, di essere sempre stato incline al pessimismo, ma ultimamente la mia naturale propensione verso esso ha perso anche ogni nota giocosa e ironica. Forse sono già giunto al termine, arenato dove si era arenato il Celine della fine, o l’ultimo Mark Twain, il Pilato di Bulgakov, boh!

Ad ogni modo! Il futuro del passato ci prometteva per il 2020 auto volanti, edifici sterilizzati e minimalisti, energie rinnovabili, viaggi interplanetari, assenza di crimine, società magari distopiche, ma perfezionate, sterilizzate; invece abbiamo infezioni, inefficienza, politiche vecchie e personaggi medievali, trionfo di figuri imbarazzanti, incompetenza diffusa e ciarliera, regressione, e molto altro ancora di abominevole e preoccupante. Le due vittime più importanti di questa carneficina culturale: scienza e storia. La vittima di un delirio produttivo senza senso è l’ambiente. E va sempre peggio; non si vede la fine della caduta.

A costo di apparire come il vecchietto del far west che se la prende con gli “stramaledetti treni”, me la prenderò coi social media, i suoi veicoli, e col loro funzionamento: un’architettura fraudolenta messa su in assenza di regole e che rasenta perciò il criminale. E non appariranno regole se chi dovrebbe farle si beneficia della sua assenza. 

Ho lasciato i social anni fa, ma non è possibile disfarsi per completo del loro spiacevole e malefico influsso. Già solo usando YT, vessati dal suo algoritmo idiota, o leggendo la vituperanda sfilza di commenti, si mantiene un’angosciata proporzione della tragedia in cui si è finiti per vivere.

Niente avventure futuristiche, alle auto volanti e palazzi di cristallo e acciaio, si è sostituito un unico pezzo di tecnologia in oltre 20 anni, lo smartphone, sul quale la generalità della popolazione sta spendendo i decenni migliori della propria vita, in una delirante perdita di tempo ed energie che non verranno mai recuperati.

Gli smartphone sono un crimine contro l’umanità. Anni perduti col grugno fisso su uno schermo di pochi centimetri quadrati, peggio di un carcere, malati di una dipendenza (o di un ventaglio di esse) che fa arricchire pochi loschi figuri e rischia di far esplodere la società intera.

Torniamo alla “preghiera”. Tutti si sobbarcano in modo insensato e inane di problemi complessi e al di fuori della loro portata; meno sanno, più credono di sapere e sparano sentenze e conclusioni con fare apodittico e l’assurda convinzione di aver davvero centrato un bersaglio, e la ancora peggiore idea che qualcuno li stia a sentire o debba starli a sentire quando pontificano su razzismo, storia, strategie militari, sistemi monetari, politica internazionale, armamenti, energie, e molto altro. Dilettanti, ignoranti, saccenti, progressisti, conservatori, narcisisti, chiusi in una finzione della realtà che non li molla e li imprigiona, sclerotizzando le loro convinzioni, distorcendone contenuti, importanza e portata, così che tutti sono sicuri che il loro punto di vista sia l’unico non solo corretto, ma anche rilevante e diffuso. 

Tutti “mettono mano” a cose che non possono cambiare e che non potrebbero mai contribuire a cambiare dalla loro prigione mentale e tecnologica; al contempo non si ha tempo di agire laddove si potrebbe davvero fare la differenza e di vivere davvero.

Infine, un algoritmo che cerca il coinvolgimento a scapito di qualunque altro parametro, rinforzerà ogni convinzione, per bizzarra o delirante che possa essere, per l’elemosina di qualche click e a sacrificio di ogni dato reale. La realtà non esiste più, è stata vaporizzata.

Ecco lo stato in cui siamo. Andiamo appena un po’ più giù, non ho tempo per cose che non posso cambiare, ma se la realtà non è in effetti mai esistita essendo insopportabile per l’essere umano in una sua versione pura e nuda (il dramma di Cioran), possiamo fare della filosofia qui, non ne è mai esistita una più frammentata, una versione peggiore e più alienata.

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