PREPARIAMOCI ALLA QUINDANA

La gente dovrebbe essere pagata per non fare le cose, e non per farle. La maggior parte degli oggetti di una vita (oggetti in senso lato, compresi arte e spettacolo, enti, gruppi, associazioni e tutto il resto) che non siano strettamente necessari alla sussistenza non dovrebbero semplicemente esistere.

Qualunque oggetto con una rilevanza non prettamente pratica e irrinunciabile dovrebbe sorgere solo quando abbia un tale grado di perfezione e un tale valore estetico da soddisfare appieno le aspettative del più competente ed esigente spettatore.

A che serve, per esempio, “arte” mediocre, se non proprio brutta? Un oggetto decorativo brutto? Un vaso cinese finto antico, forse in plastica, una miniatura in gesso imprecisa, sbilenca e dozzinale del David, piatti di ceramica stampati in finto oro, etc.? Eppure tali oggetti esistono! Basta andare a San Marino, una tale cornucopia di orrori da aver svalicato il senso del brutto arrivando a possedere un fascino particolare da film splatter.

Capisco che la “perfezione” si scontra con l’evidenza dei fatti per la quale non tutti sono altrettanto dotati e nondimeno hanno tutto il diritto di divertirsi e dire la loro, provarci. Anche gli stupidi contano come gli intelligenti ed hanno gli stessi diritti, sono nati pure loro dopotutto! Ma appunto a tali intraprendenti mentecatti andrebbe elargita una somma di danaro per desistere dal fare, limitando così i danni e risarcendoli dell’incoveniente d’essere nati (inconveniente di per se) e per di più poco dotati, ma con bizzarre ambizioni in testa!

Adesso francamente! Da anni io stesso sogno l’erogazione di una pensioncina che mi obblighi contrattualmente a non scrivere! E ciò pur considerando che lo scrivere non fa rumore, e possiede il non trascurabile privilegio di lasciare al lettore il completo dominio degli eventi, dato che non c’è verso di obbligare qualcuno a leggere qualcosa (tranne a scuola, che è una violenza bella e buona).

Dalle chiarine però non c’è riparo! Se sei di Ascoli non te la sfanghi!

L’idea di rievocare un determinato periodo storico ha del bizzarro, ma è comprensibile, figuriamoci, e potrebbe avere, oltre al fascino estetico, l’interesse virtuoso ed educativo (per definizione meritorio, se ci sentiamo dei candidi De Amicis) di chiarire e diffondere, in modo ameno, conoscenze che altrimenti rimarrebbero solo specialistiche.

Ovviamente la precisione nella ricostruzione richiede un sacrificio erariale immane, che non è possibile affrontare alla leggera, e uno studio impegnativo e notevole, che a quanto pare non è considerato centrale. Bisogna ad ogni modo accontentarsi e costruire le cose pian pianino anno dopo anno cercando di affinare il tiro.

Sarebbe necessario proprio il contrario di ciò che succede in quintana! Una manifestazione iniziata in tempi duri, incerti e imprecisi, quando l’accesso alla conoscenza e la cultura generale delle persone era inferiore (parlo delle persone con un qualche interesse e moto d’animo) anche e soprattutto per ragioni “logistiche”. Oggi la rete ha diffuso conoscenze che una volta sarebbe stato impensabile poter avere a disposizione!!! E l’approvvigionamento di nozioni è istantaneo.

È chiaro che negli anni 50, dopo la guerra, la quintana poteva somigliare solo a un film di Robin Hood in calzamaglia, ma che aveva potenziale di miglioramento da vendere.

Cinquanta e rotti anni dopo, sessanta, s’è montato su un ingente traffico, anche di persone competenti, e, penso, pure una certa spesa e giro di soldi non trascurabili. Il tutto però naufraga nell’assurdo più assoluto di un corteo surreale.

La quintana non ha il minimo senso! O per lo meno non ha il minimo senso storico! Oggi lo sanno, o potrebbero sapere, tutti! Non gliene frega nulla a nessuno, pare. Anno dopo anno si procede per inerzie e vaneggiamenti di tiranni impreparati che condizionano i preparati a incafonire la manifestazione sino all’intollerabile.

Ma che senso ha fare una rievocazione storica per farla male? Ma non era meglio fare una specie di carnevale? Una semplice festa estiva, inventandosi un gioco particolare e divertente, e con ciò un pretesto per vestirsi da dame e cavaliere, far sorgere duelli e amori, magari però da film fantasy (dove tutto è meno rigoroso), e farsi scattare foto tutti belli tronfi e contenti di indossare collier e perle, o corazze e spade, fingendo di essere pulcre dame che per bellezza e purezza potrebbero guidarci in paradiso, o dei guerrieri cazzutissimi, o dei notabili intriganti e machiavellici ante litteram, lesti di pugnale e stricnina.

Poi ci si metteva a fare i cori da stadio e ci si insultava lo stesso, i cafoni avrebbero avuto tutto il loro sacrosanto spazio, agio e voce in capitolo, ma senza far carne di porco dei libri di storia e imperlare di sudore la fronte inquieta di persone che un po’ ci tengono alla precisione e alla filologia.

Non vorrei scadere nel cattivo gusto di elencare tutto quello che non va, ma sono obbligato a dei cenni dato che non vorrei dare a credere di lamentarmi, da piceno che sono, ingiustificatamente, per mero vezzo e per una mia intima insoddisfazione e insicurezza interiori.

Non ho nemmeno particolari competenze in medioevo, ma ciò è una aggravante: se persino io noto stonature e stridori, delle proporzioni di un gesso su una lavagna a un concerto di Wagner, suppongo che uno che abbia la minima competenza si impiccherebbe. O forse no, non si impicca e se ne frega, è un problema personale mio quello di provare unicamente due delle decine di sentimenti umani: rabbia e tristezza!

Una giostra medievale col “fotofinish”! Basterebbe questo!

Coi bersagli stampati da Gutemberg! No, al laser.

Un ampio repertorio di armamentari mai esistiti, e che spaziano fino praticamente alla scoperta dell’America.

Il maldestro tentativo di vestire con riproduzioni di abiti d’epoca si blocca di colpo su cavalli e cavalieri.

Alcune corazze sono montate al contrario! Sì, schiena (brutta) davanti e petto (più brutto ancora) dietro. Da anni!

Sono trentotto anni che vedo maglioni di lana metallica, o di metallo lanoso! Anche infilando un anello al giorno su ogni cotta avremmo oggi un esercito tanto impeccabile quanto inutile.

Tamburi in plastica, con pelle artificiale, tantissimi, troppi anche fossero originali dell’epoca! Col rullante! Che battono marce bizzarramente inventate dai musicisti di sestiere, che a lume di naso non sembrano avere una gran competenza oltre cori da stadio.

Ogni anno passi più elaborati, e quindi peggiori degli antecedenti! Finiranno per superare il fracasso delle truppe ussare di Napoleone! Alla facciaccia del miglioramento.

Lo stesso valga per le chiarine, che sono il meglio che c’è, ma se ne vedono a pistoni! E le ultime melodie sono agghiaccianti!

Si potrebbe proseguire, sottilizzare fino all’odiosità più tenebrosa, ma è ora di concludere, segnalando la nota più dolente: il marasma più assoluto dei partecipanti. Cialtroni con occhiali e orologi, gel e pettinature allucinanti (nel senso letterale, che vedi uno con quei capelli in un vestito fatto a cazzo di cane, ma che ricorda una strana epoca di sette secoli fa, e pensi e ti senti come se avessi assunto lsd), telefonini, cingomme, orologi, un casino! Uno la faccia non se la può cambiare, ma se vuol prendere parte alla manifestazione, e ci tiene tando alla quindana che è troppa bella, tutto il resto deve essere impeccabile, non ha senso altrimenti!

Come non ha senso una decorazione brutta! Oggetti regalati per dispetto o movente burocratico, come a un professore di liceo a fine corso, o che finiscono in anticamera di medico di base.

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