Prostituzione, specie minorile, e politica, tra idee illuminate ed emancipazione sessuale.

Un “illuminista”, o come si voglia chiamare chiunque difenda con l’aiuto di razionalità e scienza le idee di uguaglianza e creda nella possibilità, ritenendola l’opzione più giusta, di conseguire una società equa e egualitaria, lavorerà sempre contro lo sfruttamento dei membri di essa e invece si darà da fare affinché ciascuno degli esseri umani sviluppi il suo potenziale al massimo e non debba lottare tra stenti, ignoranza, miseria, degrado e non gli siano precluse vie e accesso al conseguimento di un certo grado di soddisfazione personale e felicità.

Detto ciò non va realizzata una lettura moralistica del “destino” che ognuno scelga per se considerando inclinazioni e aspirazioni sue proprie, sempre che tale destino sia autenticamente scelto e non imposto, o indotto, con coercizioni, inganni, manipolazioni, etc. Che l’essere umano sia davvero dotato di una effettiva capacità di scelta esula ora dal discorso, diamola per valida, come molto altro.

Una società è, in un certo senso, una risorsa che l’evoluzione delle specie mette a disposizione alle stesse per poter sussistere meglio. La società umana va vista in questo senso, e perciò tutti i membri che ne fanno parte vanno tutelati, non avendo senso parlare di “legge della giunga sociale” o di “selezione” in un ambiente che sorge proprio per contrastare la selezione naturale basata sulla dura e spietata competizione per sopravvivere. L’idea di “darwinismo sociale” è una suprema e patente idiozia inventata da chi predilige l’egoismo, ma vuole liberarsi, con frasi di comodo, dai sensi di colpa e dal fare una figura infame e spregevole. Non bisogna, quindi, mai cinicamente rassegnarsi al fatto che esistano dei disgraziati, ultimi, il cui posto deve essere quello in virtù di una debolezza “inutile alla specie”. E ancora meno avvantaggiarsi o sfruttare situazioni di inferiorità! Gli amministratori della cosa pubblica hanno come missione quella di fomentare l’uguaglianza e il raggiungimento del benessere dei cittadini.

La scelta di esercitare la prostituzione è, per la sensibilità (mia) attuale, condivisa da molti consapevolmente o meno, una scelta come tutte le altre, che non va affatto stigmatizzata. Checché se ne dica, o alcuni pensino ancora, non è affatto umiliante per la donna (né per l’uomo) né sempre e solo derivazione del maschilismo, o della misoginia.

Per incomprensibile che possa essere per alcuni, non ha, invero, nessuna particolare “stranezza” o differenza con altre scelte del tutto ammesse e lecite, che pure la maggior parte dei cittadini non accetterebbe per se, quali svolgere attività pericolose (pugilato, football americano, wrestling, artificiere etc) o violente (militari) o sporche (medicina) etc. Alla fin fine riduce il sesso a un mezzo per vivere invece che a un mezzo per “divertirsi”, ma questo lo fanno anche molti artisti, etc.

Chi stigmatizza la prostituzione e solo la prostituzione (come attività degradante) lo fa in virtù di una sensibilità sessuofoba di solito di matrice cristiana-mediorientale, ma tale tabù è stato da tempo lasciato indietro e confutato. Oggi è impossibile vedere nell’esercizio della prostituzione volontaria e vocazionale, così come in ogni altra carriera basata sul sesso, un disvalore di alcun tipo. Anzi, molte persone che si dedicano a tali attività sono obbiettivamente in possesso di caratteristiche personali di una certa rarità che non si vede perché non dovrebbero essere sfruttate e addirittura suscitare ammirazione.

Ci sono, poi, persone dell’ambiente che brillano per capacità di ogni altro tipo: intelligenza (chi fa parte addirittura del MENSA, come Asia Carrera, attrice porno) intraprendenza, spirito commerciale etc.

Il potenziamento e lo sfruttamento a fini commerciali o per vivere di tali caratteristiche è una scelta rispettabile come ogni altra. A chi non piace la prostituzione (e ci sono ottimi argomenti per non esserne affascinati) o la pornografia (non conosco argomenti in contra), non vi ricorra e tutti in pace. Nessuno è obbligato a copulare o masturbarsi se non vuole, ci mancherebbe.

Diverso è il discorso dello sfruttamento della prostituzione. Perché è proprio lo sfruttamento che come tale è condotta censurabile! È chiaro che questa società si basa massicciamente sullo sfruttamento, ed esso è pacificamente ammesso altrove che nel sesso. Puntare l’attenzione, tra tutte le forme di sfruttamento della persona, su quello che implica il sesso, al contempo fa risaltare non solo quanto sopra, che lo sfruttamento è di solito ammesso, ma anche che il sesso è ancora visto come una attività che gode di una specifica importanza, e in certi posti, pregiudizi.

Orbene! Per non scadere nel moralismo si deve considerare il sesso come una zona di particolare rilievo per la persona solo in quanto fortemente legata con lo sviluppo sano della sua psiche, che, se compromesso, potrebbe creare alla persona problemi futuri di difficile soluzione e che provocherebbero grandi sofferenze. Ci vuole cioè una ragione pratica particolarmente forte, rilevante, e scientificamente dimostrata che ne faccia un ambito di speciale delicatezza, e così senza dubbio è!

Da questo punto di vista la tutela della persona assume i tratti della tutela dell’integrità fisica: si deve salvaguardare la persona in sviluppo da traumi che possano arrecargli (per precocità dell’approccio per esempio) gravi problemi futuri, l’impossibilità di avere o sviluppare relazioni sane con il mondo, e difficoltà nello sviluppo del proprio potenziale, oltre che sofferenze tout court. Ma tutto ciò è la scienza che deve dirlo, e non certo “l’impressione” di qualche sessuofobo o approssimativo. La scienza dovrebbe chiarire le condotte sessuali a rischio e la legislazione dovrebbe tutelare gli individui in base a tali dati e non in virtù di pretese arbitrarie di gruppi di potere, o difensori di costumi tradizionali, o dubbiosi censori.

Oggi sappiamo che per uno sviluppo sano della psiche esiste la necessità di evitare (per il bene del soggetto) il troppo precoce contatto col sesso, in generale, e specie con la prostituzione. In specie con la prostituzione, anche perché l’assunzione di una consapevolezza tale da far determinare un soggetto inesperto ad intraprendere quella via per vivere non può essere presa alla leggera, dato che indubbiamente si tratta di una attività con conseguenze psicologiche piuttosto rilevanti. Ma d’altra parte si tutela la persona da decisioni pericolose che possono essere prese troppo “alla leggera” in molti altri campi, dallo sport, alla carriera militare, al lavoro etc. e non ci sono particolari esigenze perché non debba essere così.

Per quanto, quindi, una persona non sia certo responsabile dei propri gusti o appetiti, che si ritrova in se e di cui nessuno sa rintracciare l’origine, e nonostante in ambito sessuale sia pacifico che la resistenza agli impulsi sia di parecchio difficile contenimento, un soggetto adulto dovrà comunque sacrificarli per un bene altruistico maggiore: lo sviluppo sano di una persona. Così come gli altri hanno fatto, per lui, in passato. Per quanto possa uno essere attratto sessualmente da un soggetto minore, atto alla riproduzione, e quindi comprensibilmente da un punto di vista meramente biologico, la ragione dovrà prevalere e benché ciò imponga un sacrificio, dovrà rispettare la giovane età e non indurlo a realizzare scelte comode per lui, ma pregiudizievoli per l’altro.

Qualora qualcuno si rendesse conto di non riuscire a contenersi, e di essere a rischio di infrangere la legge e fare potenzialmente del male a qualcuno, sarebbe saggio che la società, invece di aggredirlo a stigmatizzare in modo insulso e umiliante il suo comportamento, lo aiutasse a dominarsi anche con aiuti medici, mettendolo in condizioni di non nuocere e di tornare ad essere un cittadino utile, innocuo, più felice. Anche la pedofilia andrebbe affrontata così e non col solito furore inutile.

Fatto salvo che tutti gli esseri umani sarebbero tenuti a vivere della loro attività e non dello sfruttamento altrui e dell’altrui pregiudizio, e, in situazione ideale di eguaglianza, ad avere opportunità ed accesso analoghe al loro automiglioramento e al conseguimento dei propri obbiettivi vitali, un ruolo particolare devono comunque averlo coloro che prendono (su mandato) le decisioni comuni.

Chi esercita l’attività politica dovrebbe attivarsi per conseguire una società equa e giusta, libera da sperequazioni e sfruttamenti, sostanzialmente puntando al benessere dei cittadini, e la possibilità di far realizzazione le loro aspirazioni.

Da questo punto di vista è maggiormente intollerabile lo sfruttamento, ma anche solo il vantaggio acquisito surrettiziamente, di una persona impegnata nell’amministrazione della cosa comune, rispetto al semplice cittadino, proprio in quanto specificamente, e in più, egli tradisce il suo mandato, oltre al comune dovere che incombe su chiunque di non ledere un altro essere umano.

Un politico giammai dovrebbe essere invischiato in attività dubbie che possano farlo apparire come uno che si stia avvantaggiando di situazioni di inferiorità di altri cittadini che espressamente dovrebbe tutelare e nel cui interesse è mandato a lavorare, quali che esse siano. Qualunque sospetto del fatto che un vantaggio gli sta derivando da una posizione di supremazia psicologica, economica, o di potere, fronte ad inferiorità altrui, dovrebbero farlo attivare per l’allontanamento dalla medesima e comunque spingere la comunità al biasimo.

D’altra parte l’intimidazione che sottende alle posizioni impari tra soggetti, specie nel sesso è da sempre oggetto di reprimenda da parte dei saggi, secoli e secoli prima che sorgessero e si sviluppassero le idee di uguaglianza degli esseri umani e di pari dignità e diritti e che si venissero alla luce le teorie cooperative dell’illuminismo. Anche Dante, per esempio, aveva censurato il comportamento dei seduttori, che in posizione di supremazia ottengono da soggetti psicologicamente succubi vantaggi usando come mezzo la promessa, magari di amore, o quello dei pederasti, visti in genere come politici o intellettuali che col prestigio personale circuiscono e ingannano dei giovani di impari condizione e forza (mentale) per ottenere loschi benefici sessuali.

Orbene, oggi possiamo dirci convinti che le persone che vivono di prostituzione lo facciano sempre e solo per una naturale propensione alla promiscuità e una vocazionale “fame di sesso” e che tale attività sia assunta come scelta consapevole e libera? Tutt’altro! Specie nei momenti di crisi, la mancanza di opportunità e danaro potrebbe indurre parecchi cittadini ad accedere nolenti al commercio di sesso pur di vivere una vita non miserabile.

Che una persona che svolge attività politica si avvantaggi anche potenzialmente (magari con quello che si ama definire “colpa cosciente”) di situazioni di difficoltà altrui che egli stesso sarebbe chiamato a risolvere e contro le quali dovrebbe lottare, abilita il forte sospetto che egli potrebbe, per scadente qualità umana sua e per abiezione personale, essere indotto addirittura a NON risolvere apposta nulla e a NON migliorare alcunché pur di trarre un beneficio personale.

Non è certo una rarità, trovare il potente che si avvantaggia dell’indigenza, o dell’ignoranza del popolo! Religiosi e fanatici in genere non fanno altro! Ma oggi, chi potrebbe a cuor leggero lasciare in mano a persone del genere la gestione della cosa comune? Personaggi che hanno costruito intere vite sulla mancanza di opportunità che sono state concesse ai giovani, hanno creato aziende che hanno indotto centinaia e migliaia di persone ad aspirare ad essere cialtroni di spettacoli fatui e effimeri rinunciando a ben altri scopi vitali.

C’è da tremare al pensiero di quanti giovani potenzialmente dotati siano stati indotti a vivere del loro aspetto fisico mentre avrebbero potuto fare ben altro per la società e per il mondo. Forse sarebbero stati eccellenti risorse per il paese, medici, o ingegneri, o veri artisti, mentre sono stati masticati e fagocitati da aziende infami rette da maiali egoisti e mentecatti.

Non si può tollerare che la cosa comune e il destino delle persone sia affidato a soggetti che hanno evidentemente tutto l’interesse personale (conflitto di interessi) ad ostacolare la crescita e lo sviluppo dei cittadini al cui interesse e servizio dovrebbero lavorare. Li paghiamo per quello.

(Visited 69 times, 1 visits today)