Quanto è violento il Mondo?

Nel corso di una vita ho avuto, come tutti, migliaia di curiosità che non potrei mai arrivare a togliermi, ma non si tratta solo di conoscere ipotesi alternative alla strada presa dall’univoca realtà storica in cui viviamo, il famoso: che sarebbe successo se …
Che è anche banale.

Si tratta proprio curiosità storiche e scientifiche, di impossibile o difficilissima delucidazione. Questioni anche semplici, ma ormai sconosciute e inconoscibili che andrei di certo a chiarire se si inventasse la macchina del tempo; un esempio: come pronunciavano il latino i romani della repubblica? Come risuonavano a Roma quelle parole?
Dovrei appuntarle, certe domande! Non sia mai che si inventi un modo per sapere le risposte.  

Tra tutte, oggi, una in particolare mi interessa, e non pare nemmeno del tutto inconoscibile, o non quanto altre, almeno in maniera molto grossolana. Purtroppo però, anche volendo, non avrei comunque i mezzi e le conoscenze per approntare una risposta.

Mettiamola così: a ritroso di generazione in generazione, e considerando luogo per luogo, quali sono oggi e quali furono in passato le possibilità per una persona, di finire la propria vita senza uccidere nessuno e senza essere uccisa?
Tutto sommato si tratta di sapere quanto violenta sia stata la società umana.

Oggi, ovunque sono stato, tale evenienza in entrambi i casi (attivo –non uccidere- e passivo –non essere uccisi-) è considerevolmente alta, non solo è la “normalità”, ma ad occhio credo che il contrario succeda solo …qualcosa come una ogni centomila persone. Forse per la morte violenta, in alcuni ambienti, si tratta addirittura di una possibilità su milioni.

I fattori da considerare sono legati alla demografica di un posto, la presenza di conflitti, la quota di omicidi e crimini violenti, le esecuzioni, cioè tutto ciò che provoca la morte volontaria di un’altra persona.

Conoscere un dato del genere sarebbe un eccellente riscontro per sapere se c’è una progressiva diminuzione della violenza nelle società, e forse si potrebbe, con uno studio approfondito, anche sapere se c’è una progressione mondiale in tal senso.
Estendere lo studio a morti violente involontarie darebbe un’idea sulla “pericolosità”, invece.

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