Quello che penso dei film “impegnati”

Questa patetica farsa va avanti, cambiando di pochissimo la sua forma, dagli anni della contestazione, ma si continua ad affidarsi al filmettino, e alla sua moraletta internazionale falsamente progressita o liberale, tagliata con la scure del luogo comune accettato e vidimato, buono e benintenzionato, e che parla il linguaggio universale e univoco della superficialità impegnata e “d’inchiesta”.

E più il paese di origine è piccino, più la fa grossa il farabutto regista con la sua etica da quattro soldi e il suo criticismo “senza compromessi”. Italia, Spagna, pattume di pretenziosi ciarlatani impreparati, piatti e febbrili.  
Il discorsetto da temino di quinta elementare a prospettiva giornalistica unica, appena un gradino sopra (e quindi sotto) la generale indifferenza; come in una gara a chi è più inutile, non vince il primo classificato, ma chi non ha nemmeno eccelso nel vincere.
E così nelle grandi ville di schizofrenici del senso di colpa e megalomani, il più debole ha sempre ragione in quanto tale, il potere è male per lunga tradizione -e ipocrita- cristiana, il ricco non ha cuore; e così a volto accigliato alla Saviano (un prototipo del genere) o magari con quello spaventato di Sean Penn dopo la “coraggiosa” presa di posizione, finita male col Chapo, t’arriva il pippone patetico in un paio minuti o un paio di battute sull’eutanasia, l’immigrazione, la violenza domestica, la mafia, la droga, la depressione, il suicidio, l’amore, l’infedeltà, il matrimonio, l’omosessualità, l’anoressia, la politica, guerra, pezzi di storia sparsa, famiglia e carcere, riabilitazione, mine antiuomo ed esodi. Quando non hai la disgrazia del “simbolista” o persino le “metafore” da film horror; pure lì non si fa mero, decente, intrattenimento vuoto, ma si vuol dire la propria sulla società. Perché nessuno è inferiore a nessuno nell’arte! Ci mancherebbe.
Un susseguirsi, in musica maltratta, segata e violentata, di sciatte menate ingenue del tutto insignificanti e inconcludenti, destinate a degli esseri distratti e assonnati, che scoreggiano silenti in poltrona affidando la puzza all’incertezza dei vicini, e che dovrebbero farli “riflettere”, per cinque minuti, ma non ci riescono neppure, dato che sono “condannate” ad essere sostituite immediatamente da altre cazzate della stessa identica qualità, sempre in musica, formate dalla voglia di danaro e fregna, di privilegiati e parvenu, con ego che si è speso tanto tempo a gonfiare, tra studi manieristici-tecnici di fotografia e progressismo da party universitario, da non averne avuto mai per riempirli: tanto vasti quanto vuoti.  

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