Scheda di Assaggio: Whisky Nevermore √00 Years Old

Presentazione
Oggi assaggiamo un whisky ideale, l’unico non di malto né d’orzo, non blended, non vatted, non single, non è né a unica, né a doppia, né a tripla distillazione; è il Nevermore, prodotto dall’omonima distilleria di Nevertheless, nella Contea di Absence, sulla celebre e remota sponda sesquipedale dell’isola di Neverland, la quale è nota anche per via della letteratura fantastica, come si ricorderà.

Curiosamente, questo è un distillato dall’inusitato vincolo con le lettere, giacché non solo fu originalmente concepito da un eccelso, quanto poco noto, prosatore, ma che è anche conosciuto per essere stato il vizio preferito dell’immortale autore americano E.A. Poe, al quale fu dedicata l’edizione ormai introvabile, anche perché mai venuta alla luce, ad “etichetta bianca”, quella, molto iconica, con un corvo anche esso bianco su sfondo bianco, visibile solo controluce (bianca), e da quanto asseverato da alcuni ignoti assenti, che non hanno mai confermato tale dato. Curioso anche che entrambi gli autori menzionati nacquero lo stesso giorno. 
Il prodotto è imbottigliato alla gradazione di barile di ,0%, quindi purissimo, e invecchiato per ben √00 anni in botti completamente vuote e mai usate prima, intonse; alcuni sostengono che le botti non sono mai state imballate, e addirittura nemmeno mai costruite, e di certo non in Spagna, dove non hanno contenuto, né hanno potuto contenere sherry o altri vini di Jeréz quali amontillado o fino, per fino che sia.
Il distillato non è filtrato a freddo, né colorato artificialmente, né in alcun altro modo manipolato. Va apprezzato il rigore con cui i suoi piccoli produttori, indipendenti, inconoscibili e mai manifesti, si ostinano a realizzarlo nel modo più tradizionale e immoto, e si impegnano a mantenere una linea integerrima, a dispetto delle odierne richieste di mercato, e a drastico discapito della quantità, e persino, se del caso, delle già estremamente esigue vendite. Persone d’altri tempi.

Colore
Trasparente, perfettamente incolore, chiaro, limpido e cristallino sino alla completa invisibilità.
Assume note luminose e brillanti, nitide e pure, solo a seconda di quanto sia pulito il bicchiere in cui è versato.
Vale la pena lasciarlo riposare per un periodo indefinibile di tempo, in modo che si arieggi bene e perda quelle note di chiuso che nella bottiglia, anche essa cristallina, di vetro puro e sottile sino all’inesistenza, non potrebbe mai assumere, già che essa è limitata solo da geometrie immaginarie e mentali. Ma è meglio essere scrupolosi, in considerazione del gran pregio del prodotto in-finito.

Aroma
Nulla! Marcatamente nulla e in modo predominante ed assai deciso, diremmo: dirompente! Da subito si viene, infatti, sopraffatti e quasi aggrediti dalla assoluta preponderanza, sfacciata oltre che sorprendente, di complete assenza e marcata inettitudine olfattiva. In seguito, però, nell’inedia più inerte, non emerge alcuna nota caratteristica che sia una, e questo è proprio il gran pregio di questo distillato unico. Non si percepisce assolutamente niente di niente nel naso. Non un sentore di alcool, è davvero e magnificamente inodore e raffinato fino al paradosso; leggero, così delicato nel bouquet da non ricordare alcun tipo di fiore, o frutto, aroma conosciuto o conoscibile.

Gusto
Ancora niente di niente in bocca, ma a questo punto a dosi così inaspettate che, lì per lì, potrebbero apparire quasi eccessive, se non fossero ben bilanciate da parecchio alcunché. Nulla di ciò che ci si può immaginare è presente.
Paiono poi emergere al palato note di vuoto e inezia, ma non si tratta che di un falso allarme, esse spariscono rapidamente come sono sorte, senza essersi fatte notare affatto e come fossero tratteggiate su di un ideale piano geometrico di punti incorporei, che non assumono mai la tridimensionalità cava di un qualche pur minimo volume organolettico astratto. Ecco, ad esempio, fiorire un nonnulla, ma il sapore non si sviluppa se non per ricordare un candore immacolato e virginale, da acqua Panna o altri purissimi monossidi di diidrogeno.
Tenerlo sulla lingua è assai raccomandabile, quand’anche non susciti immagini di spighe ondeggianti al vento, ma solo di vento, null’altro che cielo terso, su un deserto di sale, ma senza note saline, e del quale rimane il candore soleggiato ed etereo di una leggerezza insostenibile, come di biancheria ad asciugare che non abbia peso o corpo. Fantasmagoria pura in lino candido, cotone atono, flogisto.  
Camera iperbarica. Spiffero fatuo e futile frivolezza; se si ha pazienza, manifesta sospetto e incertezza, sentori di esitazione e scetticismo. Indecisione, o meglio perplessità, ma solo dopo lunga dimora e remora nella cavità palatale, dove regna ormai inapprensibile, con la sua vacante e vacua, corte di assenti. Ampio il ventaglio di anonimato e di sapori abdicati.
Sgonfio è il disimpegno finale sulla parte posteriore della lingua, niente spezie, non è marino, non boschivo. Assente! Vuoto. Sì, perfettamente vuoto, e in modo superbo e magnifico. Rimane tale a lungo e in modo persistente come un irrisolto dilemma.
Non occorre aggiungere acqua, per pura che fosse risulterebbe troppo pesante e rischierebbe di devastare l’esile e raffinata struttura effimera e fatua della sua pregiatissima vacuità.  

Gusto di Fondo (o Finish)
Persiste in un senso di sconsigliabile vuoto, scorno e scoramento. È scarico, esaurito e vitreo come il ricordo di una lacrima mai versata da uno sconosciuto indifferente, o un gesto impotente di sogno, di cui si ricordi solo di averlo vagamente dimenticato. Riemerge nell’enigmatica inutilità di esistere e nella sua ingannevole e solo apparente concretezza, tradita da un nichilismo ontico incontrovertibile. Dubbiosi della sua presenza, si spegne finalmente nel nulla da cui emerge, dopo non aver apportato alcunché. Magnifico, inutile… magnificamente inutile, come è parlarne.

Nota e Cautele
Si raccomanda di non abusarne e di berne con moderazione. Può causare dolorose emicranie e cefalee, peggiori di quelle indotte da calcolo infinitesimale, o studio dei numeri irrazionali, insiemistica, o logica formale. L’abuso e la riflessione esistenziale sulla sua essenza può condurre a intense crisi d’ansia e panico, inquietudine e depressione, paranoia e persino determinare al suicidio.

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