Sei come ti racconti di essere

È un po’ quello che succede ed è narrato nel film: “L’Uomo che Uccise Liberty Valance”.
Da osservazioni strettamente personali, vale a dire che potrebbero essere fortemente influenzate da pregiudizio, mi pare proprio che alla fine si diventi, anche come singoli, ma specie come collettività, quello che ci si racconta di essere, e lo si rimane fino a che non cambia il racconto che di noi stessi si fa.

Ho sempre ritenuto che le stesse tendenze siano presenti, specie nei grandi numeri, nelle stesse quantità in ogni collettività, e che gli esseri umani, nella totalità e in vasti gruppi considerati, non differiscano poi di molto (anzi, per niente), stessa intelligenza, tendenze cooperative ed egoistiche, formative e distruttive, etc. Insomma, sono davvero un egualitario; sono convinto che siamo tutti uguali, nel fondo.

Parimenti, credo che gli stessi comportamenti si diano ovunque, insomma, che tutti si comportino allo stesso modo ovunque, e che le differenze emergano solo come prodotto culturale, e che a sua volta la cultura sia prodotta da tanti fattori (specie dalla storia), ma che sia poi fortemente influenzata dalla vulgata, dal racconto, che di essa stessa si fa. Dopo tutto, se gli esseri umani sono uguali per davvero, è anche innegabile che la Svezia non è il Marocco.  

Forse, da amante della scrittura, ipostatizzo ciò che amo, ma ritengo che la cultura sia formata per prima cosa dalla sua stessa narrativa.

In vita mia ho osservato in parecchie occasioni che perfino solo la ripetizione di stereotipi (la più volgare ed evidente delle falsità) ha finito per influenzare la realtà facendola aderire ad essi e non permettendole, come invece ci si aspetterebbe, di smentirli.

In un ambito assai spinoso, ma a cui mi riferisco perché non mi piace evitare le difficoltà, ma è solo un esempio, i fascisti originari erano assai diversi da coloro che oggi si definiscono tali, ma decenni di vulgata hanno finito per plasmarli esattamente come li hanno descritti: grevi, indifferenti, volgari, violenti, contradditori, irrazionali e irragionevoli, ignoranti, persino rasati, etc.

Ma ancora meglio, le nazioni: l’Italia non credo abbia fatto niente di peggio o di diverso da ciò che tutte le altre nazioni hanno fatto nella loro storia, non credo che i suoi abitanti abbiano peggiori (o migliori) sentimenti e comportamenti di quelli degli altri posti, ma che loro, avendo selezionato di soffermarsi sulla critica, sull’insoddisfazione, sulla divisione, avendo scelto a narrativa del paese “Fantozzi”, i cinepanettone, il trash, ecco che decenni dopo, appaiono davvero più grevi e superficiali, rassegnati e vili, infidi, di tanti altri abitanti di altri posti.
Gli italiani potrebbero essere eroici e patrioti come altri lo sono, non solo orgogliosi (che è superficiale), ma davvero integri, se gli andasse di esserlo e se si raccontassero di essere tali, se credessero di poter essere tali.

Un altro esempio, forse anche più forte: gli Stati Uniti d’America al sud, sono stati Messico (e tanto altro), si sono definiti tutto sommato di recente e di certo non esiste una cesura netta con il loro confine ancora più a sud, ma mentre il Messico ha scelto di aderire a un certo tipo di epica e retorica, gli Usa ne hanno imposte altre, opposte, e nonostante le differenze siano state, e ancora siano, minime, i due paesi divergono all’estremo.

Il Messico ha ad icona il contadino col ciuchino, che è oppresso, o il bandito che è brutale, di solito è povero e miserabile; l’americano ha il cavallo ed è un cowboy, è eroico e affascinante. Si tratta solo di due modi di vedere la stessa identica cosa. Si tratta solo di aver scelto su cosa soffermarsi, ma una volta sceltolo, ecco che magicamente il tutto prende davvero forma, la realtà in qualche modo si plasma dietro alle parole, alla retorica.

Non si tratta qui del concetto di “una menzogna che ripetuta diviene verità”, anche perché credo che essa “divenga verità” solo per un po’ (fino a che c’è un interesse a mentire) ma poi torni ad essere quello che è: una menzogna (perché la verità funziona e la menzogna no, diciamo che è “contro la termodinamica”); si tratta piuttosto di creare qualcosa nel modo più originale in cui l’uomo concepisce la creazione: col verbo. …O col concetto.

Siamo ciò che ci raccontiamo di essere. Certo non basta raccontarselo, bisogna davvero crederlo, essere sinceri. Ecco, siamo ciò che realmente crediamo di essere e come ci descriviamo, e con tutte le ingenuità del caso. Il che elimina (o limita grandemente) le farse e le imposture. Perché non basta come pure si fa oggi, “proporsi” in un modo, si deve essere così convinti di esserlo, da essere assolutamente sinceri anche se, tutto considerato, si sta in qualche modo “mentendo”.

Insomma, devi essere così convinto di essere tu l’eroe da arrivare al paradosso. Anche se non lo sei, al momento opportuno, ecco che intervieni, ti prendi una pallottola in corpo e a terra, sanguinante, ti ritrovi davvero ad essere ciò che credevi sinceramente di essere, ma che non saresti mai stato se fossi nato da un’altra parte, se il racconto che facevi di te fosse stato diverso, se invece del cowboy, che non è che un umile vaccaro dopotutto, avessi avuto a modello un vinto, un timido, che davvero è solo e null’altro che un vaccaro, se invece di un attore di Hollywood che finge di essere John Wayne e fingendo lo diventa, avessi avuto Paolo Villaggio che fingendo di essere Fantozzi, pure lo diventa.

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