Siamo Tutti Più Infelici

Oggi “siamo tutti più infelici”, l’insoddisfazione regna; questa la lettura più comunemente diffusa e accettata, per la quale ognuno si sforza di trovare il responsabile, che è sempre un altro, di solito un poveraccio, l’immigrato, il senza Dio, il gay, il musulmano, oppure qualcosa di fumoso come un sistema politico o economico, un’istituzione determinata, l’UE, l’FBI, una cospirazione. A contraltare si produce un “ottimismo” fintissimo e superficiale, di prammatica, vuoto, ostentato, ma in ogni caso: il mondo non ha dato quello che aveva promesso di darci! Che ci si lagni, o che si sorrida nonostante tutto.

Peccato però che il mondo non abbia mai promesso di darci un bel niente, anzi, io da sempre ho sentito dire che non sarebbe stato possibile proseguire in eterno con l’indulgenza con cui si sono gestiti alcuni decenni, e nonostante ciò, oggi, tutte le condizioni siano comunque migliorate.

Il pochi percepiscono il miracolo, tutti gli altri si perdono in recriminazioni infantili e capricciose, idealizzando un passato che non c’è mai stato, e che se poteva essere migliore per certuni aspetti, di sicuro non poteva averne altri che oggi sono dati per scontati. Salvare tutto quello che c’è oggi, e aggiungere a tutto ciò anche quel poco che si può esser perso per strada, non porta a nessuna epoca determinata, ma solo al delirio mentale di bambini viziati.

I miei nonni erano così più felici di me, che entrambi hanno iniziato a lavorare a tredici anni, e si sono anche pagati gli studi, rimasti orfani in giovane età, si sono sorbiti due guerre, una al fronte. Uno si prese un paio, o più, bombardamenti navali inglesi a Tripoli, attraversò in moto mezzo deserto, e solo il ricordo del racconto del male al fondoschiena mi fa apprezzare il mio divano e il fatto che vado in moto per piacere.
L’altro era così soddisfatto della Repubblica italiana e della decorazione di guerra ricevuta che la prima la nominava sempre con l’intercalare di una pernacchia e la seconda l’aveva appesa alla catena del cesso. Sosteneva che l’italiano medio è così pezzente e servile che la sua bandiera dovrebbe essere il pidocchio rampante sul monte di pietà.
Il primo era di certo più sobrio, ma ha visto la moglie morire con le ferite da decubito trattate con l’alcool quello rosa vecchio stile che brucia, perché all’epoca non si trattava con antidolorifici, una cosa già diffusa in altri paesi, perché, tra altre cose, si è benedetti dalla presenza di quei criminali della Chiesa. Entrambi erano atei.

Mio padre e la sua generazione ha lavorato, di solito in impiego, non ha fatto guerre, e si dice che si stesse bene, ma s’è preso tutti i famosi anni di piombo, le bombe, le sparatorie, le pretese di una massa di imbecilli, sempre scontenti e amareggiati. Polemiche senza fine, stupide! Oggi non si lavora e ci si lamenta, al tempo si lavorava e ci si lamentava, perché era schiavitù quella! Insomma tutta quella felicità non mi pare proprio ci fosse.

Nel frattempo si leggeva e si poteva leggere poco, l’accesso a opere, arti varie, conoscenza era limitatissimo e, qui già inizia la mia vicenda, perché c’ero e ricordo bene di non aver potuto per anni ed anni scegliere praticamente nulla di quello che avevo a disposizione. Persino la musica era inaccessibile e per farti fare una cassetta dovevi chiedere a Tizio o Caio che avevano l’LP, se gli andava di fartela. In più giravano informazioni false, leggende, ripetute e che credevi e davi per buone, diffuse da svergognati incoscienti o maligni, su praticamente ogni tema. Tutto quello che ho appreso dalle elementari all’università l’ho in gran parte dovuto sacrificare e correggere.

Oggi ho potuto farlo e non solo non mi lamento, ma sono felice. Sì, felice per quanto abbia senso il termine, e possa essere impiegato per descrivere una situazione umana e nonostante tanti insuccessi. Sono felice di tantissime cose, e ce ne sono altre che correggerei. Queste ultime non dipendono solo da me, ma sono dovute a scelte di persone concrete. Io non manderei mai a comandare certa gente, sono altri che ce li mandano, ma oggi non è possibile lagnarsi, sono eletti dai cittadini, tanto per fare un esempio. Le scelte politiche ne sono una conseguenza, molte non mi soddisfano, ma non dipende da me, e nemmeno da chi le prende, dipende dall’idiozia dei miei concittadini, ma è sempre meglio la loro che quella del tiranno, del monarca, del Papa o chi per loro. Agli occhi degli altri sono io l’imbecille e mi va benissimo, perché ognuno ha il suo spazio, ognuno ha più voce che in passato.

Si prendono parecchi psicofarmaci, antidolorifici, deve essere perché la gente è infelice. La gente è sempre stata infelice, solo che oggi ha gli psicofarmaci, due secoli fa no. Se fossi stato un soldato napoleonico avrei preso gli psicofarmaci, avendone avuti a disposizione. E oggi non mi servono, se mi servissero so che ci sono, a chi servono, beh, li prenda! Punto!

Se vuoi migliorare, sei un buon esemplare di essere umano, uno di quelli che manda avanti il mondo, ma se sei “infelice” oggi è perché sei stupido! Saresti stato infelice in ogni altro contesto, e saresti infelice anche se avessi quella vita che dici di desiderare, se vincessi la lotteria, se fossi famoso, perché di quella vita, come di tutto, vedi solo la parte che ti alletta, il resto no. Non vedi gli allenamenti, ma le ragazze pompon, non vedi i rischi, ma il danaro, non vedi la pressione, ma il successo, non il dolore, ma la scopata, non la solitudine, ma il Nobel, non le prove in cantina, ma il pubblico che applaude e così via. E dell’opulenza data dalla fortuna, non vedi mai la disperazione di non aver mai stretto nulla e creato nulla con le tue forze, che è ciò che fa di un essere umano un vero essere umano.

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