Signore e Signori, e voilà: La MERDA!

Sarebbe impossibile (ma interessantissimo) descrivere la profonda e intensa, appassionata relazione che si tesse tra la lingua italiana, le poliedriche manifestazioni artistiche del suo popolo tutto e la MERDA! Vogliamo citare Tognazzi?

Da quello che la mia esperienza mi ha insegnato sono pochi gli argomenti e i temi che possono competere con esso, la FICA e, sì …il cibo, specie nella’“abbuffata”, che però è un atto propedeutico, previo e necessario proprio a una gran cacata, quindi anche lì alla MERDA. La MERDA va spesso vista come studio antropologico, e piace perché “fa sempre piacere sentir parlare di sé”, nel bene e nel male. Vi piace la MERDA, eh, birbanti!? Io adoro la MERDA!

C’è anche chi esagera, però! Molti cittadini in ottima salute, buon per loro, oltre a produrne quotidianamente in abbondanza (fisica e metaforica), cercano anche di imitarne i tratti essenziali, la consistenza molliccia, la particolare gamma di colori tutti poco invitanti, magari nelle scelte e selezioni, l’odore ripugnante, la viscidità. La MERDA regna!

Il mio pezzo sulla FICA (Figlio, Figlia, Fico, Feto, Fica …e Culo), suppongo solo perché nel titolo c’è la parola FICA, dato che aprendolo è, dopo tutto, un pezzo come gli altri, e parla di FICA solo da un punto di vista etimologico, è il più consultato del Blog.

Rimane, quindi da accontentare il grande pubblico parlandogli anche della MERDA, se non in tutte, nelle sue principali forme.

Bene! Veniamo al dunque!

La merda, dal latino merda, diffusosi in tutte le lingue romanze: francese, spagnolo, provenzale, portoghese (dove spesso viene usata come imprecazione o interiezione non elegante, ma neppure inaccettabile e, diremmo, piuttosto comune) viene ricondotta a un tema *mard da una forma fondamentale indeuropea -smard, e si irradia poi anche verso le lingue dell’est. In greco smerdalèos vale “orrido”. È voce volgare, ma usata anche dal Sommo Poeta in Inferno XVIII-116 e 131 (nella variante “merdose” –unghie- di Taide la puttana), XXVIII-27 (descrivendo Maometto), e da moltissimi letterati, anche ingiustamente assai blasonati col Nobel. La merda piace! Sulla merda ci si identifica!

Meno estremo, specie in italiano, il lemma cacca, anticamente si pensava derivasse da “cloacare” (inquinare, insozzare) contratto in “cacare”, da radice sanscrita had-e da cui anche il greco chezo, da ched-zo da cui anche la forma inglese shit(-e), il tedesco e antico alto tedesco sclz-u per schind-zu ed ora scheisse. Quando invece è più coerente trarre il vocabolo dalla radice –kak, già presente nel sanscrito çaka, çakan (letame, sterco) da cui pure il greco kàkke (sterco). Va segnalato anche che in greco κακῶς (kakos) come tutti sanno è “il male”, ciò che è cattivo, sporco.

Per inciso, la cloaca, in effetti, discenderebbe dal latino clòo, o clùo, da còlluo: “purgo”. È termine affine al greco klyzo, “lavo”, “purifico”, da cui anche clysma (abluzione) e klyndon (onda).

Torniamo alla merda! Termine meno “aggressivo” (forte) sia del primo (merda) che del secondo (cacca, che comunque è già fanciullesco) è popò o pupù, usato specie per gli infanti, il quale esiste praticamente identico anche nel suono in inglese con poop, usato come noi usiamo “cacca” e: “escremento (dal 1744) e eufemismo infantile, probabilmente di origini imitative”. Da suono forse di corno, o qualcosa del genere.

La parola che suole accomunare tutti questi termini è escremento, che letteralmente indica ciò che “si separa”, “stacca” dal corpo, dal latino excretus, a sua volta ex-cernere (secernere) vale a dire “separare”, e dalla radice *karo, *skar di “versare”, “spargere” o “spandere” da cui anche il sanscrito apa-skaras, ava-sharas che vale pure “escremento”.

Un identico significato ha la parola inglese shit, anticamente scitan, dal proto germanico *skit– da cui in frisone del nord skitj, l’olandese schijten, e il tedesco scheissen, da radice proto indeuropea *skei– che significa per l’appunto “tagliare”, “dividere”, “separare” come anche in shed. Curiosamente si tratta di una voce imparentata con science e conscience (“scienza” e “coscienza”, che pure vengono infatti da “sminuzzare” e “tagliuzzare”). “Scienza”, “coscienza” e “merda” hanno qualcosa in comune!

Feci (e anche “feccia”, “fecale”, “defecare”, etc.) in inglese fa fecies, che ha ovviamente la stessa origine latina, è assai in uso per termini tecnici e medici. In inglese arriva verso il 1400, dal latino faeces “sedimento” plurale di faex (genitivo: faecis) “feccia” la cui origine ulteriore non è però conosciuta. Il senso specifico di “escremento umano” rimonta al 1630 in inglese, ma non se ne conosce l’uso nel latino classico.

Ad essere proprio allusivi e non voler pensare direttamente, e come sarebbe consono, a grossi pezzi di residuo organico da eliminare ed espellere dal corpo, si può usare il termine, pure medico, di deiezioni, che indica anch’esso l’attività del cagare, ma viene da un più neutro lemma latino per “gettare”.

Un tipo di merda particolare e che appassiona tutti e va citato è la diarrea! La sua consistenza liquida, data da mucose sierose, la rende perfetta per essere accomunata a una corrente che attraversa il corpo, dal greco diar-roia composto di dia, “attraverso” e reo, “scorro”. È un peccato non ci siano altri termini specifici per i vari stadi di cremosità intermedi della merda, sì, ci sono descrizioni più o meno sedimentate, “la sciolta”, “lo spruzzo”, “la cacata a fischio”, sì, ma la loro analisi etimologica sarebbe priva di senso

Ma i veri amanti della merda sicuramente saranno appassionati sia dello sterco che della sua accumulazione per fini agricoli, il letame, nel letamaio e lo stabbio, che rievoca il passato rurale a cui appartenevano questi stronzi. Lo sterco ha origine latina (ster-cus) e greca (sterg-anos), e passa poi all’inglese il termine dregs “feccia” secondo alcuni dal proto indeuropeo *dher “rendere fangoso”, o dal tedesco dreck, da *sdreck e *sderck forse da radice –skar o –skart, o secondo persino dal –kak, già esaminato.

Il letame dal latino volgare letamen ha una curiosa e felice origine, dato che così si noma perché “allieta” i campi, fertilizzandoli. A meno che non sia parente di litter, in inglese, che si riferisce alla paglia posta sotto le bestie come i cavalli, e al concime, che però gli inglesi fanno risalire pure al latino lectus, “letto”, “materasso” dal proto indeuropeo *legh-to-, dalla radice *legh- di to lie, “giacere”.

Lo stabbio rimonta alla “stalla” (come in altre lingue, spagnolo establo, per es.) ed è semplicemente connesso a “stare”.

Infine bisognerà affrontare lo stronzo, ma ci siamo abituati, dato che è metonimia delle più appropriate e diffuse rispetto a certi (e numerosissimi) esseri umani di poco momento. Si riferisce a un singolo troncone di merda, forse dal longobardo strunz, passato poi al basso latino struntius, strundius, struncus, e in italiano risalente “stronzolo”, dal germanico strunze (mozzicone, tronco) e il bavarese trunzel (frammento).

E anche la merda, dopo la fica è servita!

(Visited 306 times, 1 visits today)