Sin City: A Dame to Kill For

Scheda Film:

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SIN CITY: A DAME TO KILL FOR

2014

Directed by:      Robert Rodriguez-Frank Miller

Written by:        Frank Miller

Starring:           Mickey Rourke – Jessica Alba – Josh Brolin – Joseph Gordon-Levitt – Rosario Dawson – Bruce Willis – Eva Green – Powers Boothe – Dennis Haysbert – Ray Liotta – Jaime King – Christopher Lloyd – Jamie Chung – Jeremy Piven – Christopher Meloni – Juno Temple

 

La pellicola continua il primo Sin City, sostanzialmente riproducendo la stessa estetica sospesa tra film recitato e fumetto noir, molto ben girato, con forte personalità e dalla caratteristica forza, anche sottolineata da un uso sapientemente eccessivo e parossistico della violenza.

La storia, apparentemente poco impegnativa, affronta temi cruciali dell’esperienza umana e sostanzialmente si gioca tutto come romanzo di formazione post adolescenziale, muovendosi, nonostante l’unitarietà del tema, su due direttrici principali: paternità e (due) maternità-uguaglianza dei sessi.

Sul primo aspetto rimarchevole è la magistrale interpretazione Powers Boothe, il “Senator Roark”, sulla cui figura, alla fine, poggia tutto il film, o il suo asse principale.

Si tratta di un padre affranto e distrutto dalla perdita del figlio, dramma che non riesce a superare. Per questo personaggio è impossibile non sentire una forte simpatia e speciale empatia, al di là delle prime impressioni.

La sua dissimulazione dei tipici sentimenti paterni e della fragilità che di solito li accompagna, lo rendono un personaggio molto umano e di gran forza. La sua filosofia di vita, con cui prova invano ad educare un figlio giovane ed impertinente (a cui poi deve inevitabilmente amministrare la giusta e rigorosa pena di morte) è a tratti disperatamente nietzscheana, ma nei suoi meandri psicanalitici anche più profonda.

Si coglie in specie tutta la solitudine del potere, la necessità di amministrarlo fino in fondo affinché rimanga tale, non diluendolo nell’affetto, e finché si è in tempo, in modo da evitare l’ennesima banale riproduzione del mito di Saturno.

Il giovane Johnny (Joseph Gordon-Levitt), arrogante giocatore d’azzardo convinto che il “tavolo” sia il vero terreno di gioco, e che poi si vedrà è appunto figlio del Senatore, non saprà cogliere affatto la lezione e il terribile insegnamento che il padre è costretto a proporgli e così la tragedia sarà servita.

Secondo, ma un po’ in sordina, l’altro tema portante, vede una bellissima Eva Green (che si fa apprezzare soprattutto per il suo fisico) interpretare il personaggio femminile che cerca di trarre il maschio dal suo eterno ruolo di stupido-cieco, traducendolo verso la maturità dalla sua eterna fase adolescenziale o addirittura fanciullesca, ma fallisce.

Per riuscirci, pur riproponendo, evidentemente fingendo, il ruolo di donna bisognosa di protezione, ma in effetti manipolatrice, afferma una sorta di superomismo femminile, simmetrico a quello maschile del Senatore, e che sortisce gli stessi inutili effetti in una società troppo legata all’apparenza (durezza di cartapesta, uso e valore della forza fisica e del muscolo) e così fragile.

Nessuno si salva, nessun maschio si salva (dato che l’epilogo è dovuto solo al massiccio intervento femminile) e rimane incatenato al suo ruolo, come detto, adolescenziale, eternamente dipendente dalla figura materna, mentre l’uguaglianza tra i sessi è ridotta, in modo parodico, a una mera valutazione moralistica, del tutto irrilevante e risibile, sui soli comportamenti umani e sul loro scontato cinismo.

Considerato nel suo insieme il film è piacevole e divertente, un po’ prolisso a tratti, ma dal forte significato.

 

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