219. PILLOLE DI DANTE: Spunti da Empedocle. Amare una persona: la forza che aggrega, o quella che distrugge?

Dante fa dire a Virgilio che quando egli sentì il terremoto che scosse l’inferno alla morte di Cristo, lui, che era già dipartito da qualche tempo, pensò che “l’universo sentisse amor”, per mezzo del quale amore il mondo fu più volte convertito nel caos, si dice.

“… l’alta valle feda

tremò sì, ch’i’ pensai che l’universo

sentisse amor, per lo qual è chi creda

più volte il mondo in caòsso converso;

…”

Che l’amore sia la forza capace di rifondere il mondo nel caos deriva dalla dottrina dell’antico filosofo greco Empedocle, il quale distinguendo i quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua) assegnava alla discordia, o odio, la facoltà di separarli, o disgregare, e quindi di ordinare il mondo in oggetti distinguibili, e alla concordia, o amore, di unirli e quindi di renderlo caotico e indistinto. L’alternarsi della preponderanza di una delle due forze universali ricorrerebbe ciclicamente tra due estremi.

Tale dottrina fu criticata da Aristotele, e dalla cosmologia cristiana che assegnavano all’amore la virtù ordinatrice del mondo.

Tralasciando il discorso serio-tecnico, e le ingentissime riflessioni filosofiche e filologiche che possono formularsi con rigore, e ovviando al fatto che per noi oggi questa dottrina non ha il minimo senso, è curioso vedere come la discordia, o l’odio in Empedocle sia una forza “utile-funzionale” all’esistenza dell’uomo, che versa in uno stadio intermedio tra caos privo di conflitto e distruzione assoluta. L’uomo è parte aggregato e parte no.

Il nostro attuale intendimento dei lemmi implicati nella faccenda ci induce a relazionare l’odio con il male, la distruzione il disordine, la sofferenza, e l’amore con il bene, la costruzione, l’ordine, la piacevolezza. Ma ciò è in parte arbitrario, in effetti l’odio è per l’essere umano un sentimento non sempre e necessariamente vincolato al “male” e senza dubbio è funzionale alla lotta per la sopravvivenza.

Assegnare alle leggi della natura un vincolo diretto con i sentimenti umani, più conosciuti e tipici, fa venire in mente l’idea che tali sentimenti non dipendano da altro che da tali forze, e sorgano, quindi, in modo meccanico ed inevitabile in ciascuno a seconda della composizione specifica di elementi che lo conformano e obbedendo alle stesse regole degli animali che si predano tra loro, o degli oggetti inanimati che cozzano e si sfaldano.

Andrebbe rilevato come anche il pensiero potrebbe essere vincolato alle due forze elementari, dato che uno dei processi per “mettere ordine” nelle cose tramite scomposizione degli elementi è quello di studio, o di analisi: di separazione.

Il procedimento di conoscenza (supremo dei misteri) potrebbe però ben dirsi attivato, in principio, da un “amore” (filosofia è amore per il sapere) che è appunto un scelta per qualcosa verso cui si propende, e che difatti fa “unire” due elementi che sono, dapprima, separati.

Si potrebbe dire, quindi, che l’amore se ti avvicina a qualcosa con una buona disposizione d’animo e ti unisce ad essa, non per questo è la stessa forza che te la fa capire e comprendere, e che “mette in ordine”, sistematizza, l’oggetto per cui sente attrazione.

L’amore è difatti una forza irresistibile e indomabile, da questo punto di vista caotica, per quanto di solito piacevole, e che aggrega elementi distanti. Parimenti il voler ordinare le cose significa anche separarle, romperle, processo che come disposizione interna sentimentale non implica affatto la buona disposizione e meno che mai il trasporto, ma una volontà di dominio. Conoscere è sezionare, spezzettare, come fa l’Hacker pure, per ottenere un risultato. Anche la parola “discutere”, dal latino, ha originariamente un significato odioso e aggressivo, significa infatti “sbattere, separare”.

E quindi! Amare una persona non equivale a volerla capire! Anzi volerla comprendere (comprendere equivale a circoscrivere, quindi anche, imprigionare), e discuterci, è in un certo senso incompatibile con l’amarla. Equivarrebbe a volerla sezionare, rompere, come fa il bambino col giocattolo poi inutilizzabile, o dominarla. Suprema banalità e pregiudizio odierno: il dialogo tra amanti, il discutere! “Ci parlo così bene con lei, o con lui”.

Amare è affidarsi a una forza caotica e tirannica, furiosa e indomabile che ti unisce all’altro e ti fa desiderare, nell’ardore più sfrenato e il nonsenso, di riuscire a confonderti con esso, anche fisicamente, in un amplesso frenetico e febbrile.

Amare è incenerirsi nell’altro cercando una irraggiungibile fusione dei corpi, premere le labbra e i denti fino alla soglia del dolore, tremare di desiderio insensato e inesplicabile.

Amore è al di là del calcolo, della convenienza, dell’opportunità della comprensione, di uno scopo: è caos. E per questo l’amore non è e non sarà mai nella stabilità, nella struttura, nella famiglia, negli accordi e nei contratti.

Chi non ha amato e non ama così, semplicemente non ama! Deve cercarsi un altro termine e smettere di usurpare con la sua tetra vita di coppia il sentimento che supera ogni altro quanto a forza.

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