St Patrick’s Day

Irlandese al 2%, il test del DNA lo prova, mi godevo, con il 2% del mio orgoglio e entusiasmo, la parata di San Patrizio, quando una strana scena mi distrae dai saluti del sindaco di origine irlandese e abbandono la folla.

Dietro una strada secondaria, tra i rifiuti e le casse vuote, una strana creatura crede di passare inosservata, ma a me non la fa. “T’ho preso!” faccio e lui si gira, piccole spalle al muro e sguardo tra il violento e l’atterrito. “Tu non sei un nano mascherato da leprecauno, ma un leprecauno vero! È bastato il solo 2% del mio cervello a capirlo, quando tutti gli altri ci sono cascati.”

La strana creatura fa un ghigno da cui forse trapela certa adirata ammirazione per la mia perspicacia, o una parodia burlona di essa, e ammette di non essere umano. Oggi è l‘unico giorno in cui può evitare di nascondersi, sono tutti ubriachi, sono tutti mascherati e distratti, nessuno, a parte me a quanto pare, e forse a causa del mio restante 98% estraneo alla scena, potrebbe rendersi conto…

Taglio corto, i problemi dei nani non mi interessano, mi interessano i miei, esigo la pentola di monete d’oro, come da tradizione che conosco bene, avendo letto almeno il 2% delle storie irlandesi. “D’accordo!” fa il mostriciattolo barbuto di arancione, quel che è giusto è giusto, “pentola sia!” “…Non di monete d’oro, però!” aggiunge con fintissimo rammarico. “Come sarebbe a dire?” quasi esplodo di indignazione: “e di che allora?” “Di monete placcate in oro, mi dispiace!” dice e rapidamente mette le mani avanti. Non gli dispiace per niente, e si vede da un chilometro, tanto che sto quasi per andare a strozzarlo col suo stesso cravattino verde. “Aspetta, aspetta!” mi fa avendo intuito che aria tira: “Lasciami spiegare, non è colpa mia, è la nuova legge!”

Forse sono troppo ingenuo a lasciarlo proseguire, si sa che i leprecauni sono esperti di inganni e hanno lacciuoli a gran dovizia, ma sono anche curioso. “La nuova legge dice che la pentola di monete d’oro va solo ai ricchi, ai pezzenti come te non si può dare più. Non è colpa mia, non è colpa nostra, ci siamo anzi adattati alle nuove direttive umane, secondo le quali solo i ricchi vanno aiutati e i pezzenti rimangano dove stanno. Siamo stati costretti a tagliare le spese per gli indigenti per dare un pentolone più grande ai ricchi. Sei ricco tu? No!”

Sono veramente perplesso. Il piccoletto non si sente di riderci su, anzi mette tutta una faccia compunta e di circostanza che per qualche ragione pare convincente, caccia una pipetta, la riempie con calma e l’accende, mentre tento di digerire il colpo incassato. “Vedi, non è colpa di nessuno, ma siamo in un’epoca in cui solo i ricchi vanno aiutati, è la legge che lo dice, anche volessi, e ti assicuro che non lo voglio proprio, non ho preferenze io, non potrei comunque aiutarti.”

Per qualche bizzarra ragione sono interessato a sapere come fa ad essere così evidente che sono un pezzente. “Ah, si vede subito, e anche non si vedesse, le probabilità giocano a tuo sfavore!” Non me la prendo, alla fin fine e ad essere onesti sento che la pentola mi spetta solo al 2%. “Quanto vale la pentola di patacche? Ci escono due birre?” “A mala pena -fa lui- vuoi una birra?” “Sì!” “Birra sia!” e siamo entrati nel pub più vicino come fossimo due vecchi amici in costume.

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