Star Wars: la Nuova Tragedia Greca

103012-star-wars111Guerre Stellari è una delle più grosse e bellissime cagate mai partorite dalla colossale fabbrica dell’appetito hollywoodiana; film che si fanno amare profondamente, nonostante una storia semplicemente rabberciata e (dai!) idiota.

Io li amo, sia chiaro!

Una cosa è interessante però: c’è un parallelismo (uno solo) con la tragedia greca.
Ovviamente non nella storia, che non è (appunto) una tragedia, perché agli americani la tragedia non piace, e non li prende.
Per inciso diremmo che sul punto sono, semmai, più “romani” che greci e amano anche un po’ vedersi in tal guisa: i “nuovi romani”. Ma come nella tragedia greca, “i virtuosi sono i nemici”.

L’Impero ha senza dubbio l’estetica dei nazisti, sì, ma sono la trasposizione degli USA; i nazisti non c’entrano nulla, anche perché non potrebbero essere parte in causa in una storia universale, no?
Cioè l’Impero è un possibile (e qui c’è anche un monito) esito catastrofico di uno strapotere istituzionale e legittimo divenuto oppressivo per deviazione da un federalismo mal funzionante e debole. La superpotenza mondiale divenuta troppo grossa diviene anche tirannica.

La parte dei cattivi (qui il parallelismo) è pertanto riservata a loro stessi, cioè al posto dove l’opera è concepita, proprio come nella tragedia greca, dove i troiani vinti sono “i buoni” e i greci vincitori e (pertanto) scrittori della storia, sono gli oppressori.

I ribelli vanno visti come una sorta di “Che Guevara dello spazio”, o i messicani del west (si sa che SW è un film western e non fantascientifico), che provano a resistere all’invasione di una macchina da guerra tanto efficiente quanto insensibile e orgogliosa di sé, e insensibile proprio perché orgogliosa di sé.
E così un po’ anche gli americani vedono loro stessi, percependo sempre come una colpa il non essere in grado di comprendere gli altri punti di vista, soffrono l’inadeguatezza.
Si sentono volgari, e, da cristiani, indulgono parecchio proprio sul caratteristico senso di colpa, per esprimere e dar forma alle universali e ancestrali fobie e sentimenti che caratterizzano ogni essere umano.

Come tutte le tragedie, anche Star Wars ha una funzione esorcistica e catartica per il popolo, forse persino apotropaica: si esce dal cinema rigenerati nell’orgoglio per la tecnologia distruttrice di una flotta imbattibile e di un pianeta ammazza pianeti, sì, come negarlo, ma pure messi in guardia dai pericoli dell’abuso, dalla cattiveria intrinseca in un potere centralizzato.
I moniti contro il potere e l’abuso sono l’asse portante anche di ogni film di supereroi, ci si deve sempre ricordare che, per allettante che sia, il potere perverte se ci si abbandona esclusivamente al suo perseguimento, se diviene un fine anziché un mezzo.

Affascinante, sì, fico, è l’Impero, perché vestito di nero e bianco, i colori della ficaggine assoluta, ma anche tetro, triste, tragico, tormentato, oppressivo dentro e fuori, perché formato da persone tutte uguali e obbedienti, prive di fantasia, come a Hollywood.

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