Su Medusa

Per chi parla italiano, la medusa non è un pesce. È una creatura marina che non ha relazione con le altre e più comuni della zoologia acquatica, in primo luogo perché non è fatta di carne, ma poi sicuramente proprio grazie al nome, che non è –per così dire- “scientifico”, ma rimonta alla mitologia greca.

Diverso il caso dell’inglese, dove chiamandosi jellyfish, parola composta con fish (pesce -e di eguale etimo, e dalla radice di “bere”-) evoca comunque, se non proprio per ragioni tassonomiche, tutto il grosso della zoologia marina.

La medusa acquatica è così chiamata per via dei suoi filamenti, che ricorderebbero i capelli “ofidici” della più terribile delle tre Gorgoni, che come tutti sanno, aveva la proprietà di tramutare in pietra tutti coloro che la guardassero direttamente in volto.
In effetti, nella denominazione scientifica “medusa” appare solo in due serpenti velenosi sudamericani.  

Su Medusa e la sua ambigua figura, che suscita principalmente un misto di compassione e spavento, sono state scritte infinità di pagine, anche eccellenti (per esempio Calvino), ed ha affascinato praticamente tutti nella cultura occidentale e non solo, sopravvivendo, attraverso Dante e molti altri, ai secoli e godendo tuttora di una fama immane e universale, che spazia e si ripercuote ovunque, interessando interpretazioni psicanalitiche, e filosofiche, muovendosi dal femminismo, al nichilismo, sino ad essere stata riprodotta in tutte le arti, ripetuta nel cinema, in poesia, etc.

Curioso è che “l’affascinare”, “l’ammaliare” lo porti probabilmente già nel nome, se esso va ricondotto al latino “medo” di “disporre”, “dominare” e forse pure “ammaliare”, e al greco: “stare di guardia” e quindi, appunto “controllare”, “dominare”, e a cui è relativo il nome di un’altra donna tremenda e mortifera, Medea.

La radice ultima della parole potrebbe essere quella indeuropea MED, di “misurare”, e quindi “controllare”, che vedemmo apparire nell’articolo su Sinistro e Mancino, e che si irradia nei significati fino a “consigliare”, “avvisare”, “rendere astuto”, ripercuotendosi fino in parole ad alta disponibilità quali “medicina-medico”, colui che misura, che è sapiente.

Tale radice è presente anche in altri nomi mitologici.
Andromeda è colei che “domina –o controlla- gli uomini”, colpevole di essersi dichiarata più bella ed affascinante delle Nereidi stesse, le ninfe marine, è condannata da Poseidone ad essere sacrificata a Cetus, il mostro marino sconfitto proprio da Perseo che ha con sé la testa della Gorgone, Medusa.
Così bella, è Andromeda, narra Ovidio, che se il vento non le avesse mosso i capelli, Perseo, rapito dal suo candore irreale, avrebbe continuato a pensare che fosse una statua di marmo.    
Ganimede, composto con “ganos” (“splendere”, “brillare”, fino a “gioioso-gioire”) il coppiere degli Dei, rapito da Zeus in forma di aquila, che se ne era invaghito, e divenuto simbolo della insindacabile predilezione divina nel sincretismo cristiano di Dante.
Diomede, l’eroe e guerriero greco, letteralmente “consigliato da Zeus” in persona; astuto e corresponsabile dell’inganno del Cavallo di Troia, nell’Inferno di Dante, espia la sua colpa, bruciando in eterno con il complice, di assai maggior momento e fama, Ulisse.

Uno dei vari miti (non concordi tra loro) della storia della Gorgone, quello di Ovidio, narra di una fanciulla bellissima, punita dalla Dea Atena per aver dissacrato il suo tempio, avendo giaciuto in esso con il Dio del mare in persona.
La punizione non implica solo (o per nulla) la sua bruttezza, che nelle arti è anche piuttosto ridimensionata rispetto a certo mito, ma la ben più radicale incapacità di essere guardata.
Questo giunge alla completa assenza, anzi, “impossibilità”, di bellezza, dato che essa è apprezzabile solo con una visione, che condurrebbe alla morte. La bellissima creatura, acquisendo i capelli di serpi, sia o no bella ormai, è comunque condannata a non avere più la possibilità di ottenere uno sguardo da nessuno, a non avere contatto amoroso alcuno.
Vorremmo forse azzardarci a concludere che la donna che arriva a “dominare o controllare l’uomo” si condanna a non essere più amata? Considerata oggetto del desiderio? Che il maschio è spaventato dal dominio intellettuale (le serpi sono in testa dopo tutto) della donna? 

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