Su: “The Psychology of Evil”

Una mia amica mi ha consigliato di vedere un filmato di Philip Zimbardo: The Psychology of Evil e poi di dare una mia opinione sul “male” nel comportamento umano.

Su un tema del genere si rischia di fare brutta figura, ma il rischio attira sempre. Anche questo (l’attrazione per il rischio), come l’insorgere di comportamenti distruttivi e crudeli, forse è da attribuirsi in primis a un fattore evolutivo.

La crudeltà, infatti, che potremmo considerare come il contrario della cooperazione, ha avuto ed ha un ruolo significativo nella sopravvivenza.

Entrambi gli opposti comportamenti: crudeltà (egoismo) e cooperazione (generosità) possono avere un ruolo determinante nella lotta per la sopravvivenza.

Come si può facilmente considerare, l’evoluzione è un continuo divenire durante il quale alcune caratteristiche o specializzazioni si acquisiscono ed altre si perdono, ma in tale processo di adattamento all’ambiente non c’è un fine o scopo, una completezza da raggiungere e, seppure si muta al mutare delle circostanze in cui ci si trova, i cambiamenti sono estremamente lenti.

Forse non c’è mai stata per la specie umana un’epoca più collaborativa di quella attuale, una meno violenta, tanto che oggi in molte zone del mondo assumere certi comportamenti che in altre zone o epoche erano ammessi ci ripugna categoricamente.

Questo potrebbe essere dovuto al fatto che la parte cooperativa riesce finalmente ad avere il sopravvento, date le attuali circostanze, sull’altra. E speriamo che sia questo il cammino da percorrere per il futuro, un futuro più prospero e lontano dai dolori e le sofferenze della lotta dura per la sopravvivenza basata sull’altrui sacrificio.

Nel nostro attuale stadio però non siamo certo privi della parte aggressiva e crudele che i nostri antenati hanno dovuto usare nel loro percorso fino a noi.

È tutto ancora lì. In alcuni individui è addirittura prevalente, una tendenza più spiccata, che in altri, in molti di noi infatti certi meccanismi si attivano solo in determinate situazioni. Tra cui, per inciso, c’è quella di avere potere su altri esseri umani, ma seppure attraente, l’idea che il potere sia intrinsecamente malvagio mi pare un falso mito (qualunquista) smentito dai fatti e dalla storia.

Al darsi tali situazioni, però, ci potremmo sorprendere di quello di cui si arriva ad essere capaci. Così come oggi, a freddo, passata la follia, ci stupiamo di tanta storia umana, di come un popolo di pensatori e innovatori (fini) come i romani potesse divertirsi vedendo persone dilaniate da fiere, o più recentemente una popolazione di solito mite, gentile come quella tedesca abbia potuto agire per anni in totale spregio della vita umana, massacrando innocenti.

Non essendo un biologo, ma solo un appassionato, mi rendo conto che la mia semplificazione è assai lacunosa e i suoi contorni andrebbero affidati alla revisione di un esperto, ma d’altra parte mi è stata chiesta un’opinione e ho detto la mia, non solo partendo da letture, ma anche da una osservazione diretta della vita e dei suoi misteriosi meccanismi.

Personalmente percepisco in me la seccante presenza di entrambe le tendenze cooperativa e crudele, alla prima aderisco con slancio, la seconda la tengo a bada e la detesto, ma tutto sommato sono anche contento che esista dato che ci sono momenti in cui mi sento in pericolo e arrivo a pensare che se ne fossi privo sarei condannato a soccombere dinanzi al prepotente.

Ma oltre a queste componenti ne esistono anche altre che, da animali, determinano il nostro agire, che infatti si manifesta come del tutto analogo a quello di molti altri mammiferi e predatori.

Esempio. Tempo fa mi parve di vedere una veloce e minacciosa presenza aggirarsi per la cucina, insospettito mi posizionai in modo da verificare. Dopo qualche minuto iniziai a riflettere sul mio atteggiamento e la sua spiacevolezza. Una sensazione che non sentivo da tempo e non si presenta quasi mai.

Ero teso, avevo assunto una posizione tipo quella di un felino, appostato prima di scattare. Non muovo le orecchie, come la quasi totalità degli esseri umani, ma notavo che esse erano assai più all’erta del solito, e oltre alla strana postura assunta, lo straordinario silenzio, anche la sensazione interna che provavo era particolare: i peli drizzati, sentivo una spinta inevitabile verso la caccia, l’uccisione, un fuoco si era acceso.

È una sensazione molto spiacevole, irritante, animalesca, ma lì è! È ancora lì, del tutto intatta, eredità ormai poco usata e arrivata da chissà quanti millenni, aspetta solo di trovare le circostanze in cui manifestarsi, prima di scomparire del tutto qualora diventasse inutile nell’ambiente in cui i futuri esseri umani vivranno.

La crudeltà è una caratteristica della specie che va repressa per sviluppare una società più felice e che avvantaggi tutti.

(Visited 38 times, 1 visits today)