Sui miei Post Parodici (come: “Il fumetto come forma d’Arte” o “Scheda di Assaggio del Whisky Nevermore”, “Turismo Fascista”, etc.)

Il fatto è che l’uomo ha “inventato” il linguaggio e la comunicazione, li ha anche posti al centro del suo universo, ma poi li ha definiti in modo completamente diverso da ciò che sono. Forse non può definirli altrimenti, proprio perché “non sono ciò che sono” (che dovrebbero essere, che si “vorrebbe” fossero). 

La comunicazione ha tanti aspetti e assolve a tante funzioni, ma una delle ultime è quella di veicolare un messaggio determinato ed esatto.
E questo è invece il primo fine che gli è attribuito.
Cioè, in genere, l’essere umano pensa di comunicare in modo sensato, e di distinguersi perciò dalle bestie. Pensa di aver sviluppato un linguaggio che è in primo luogo efficace nel trasmettere un’idea, un senso, mentre invece questo non è che l’ultimo dei suoi scopi.

Un lupo ulula e gli altri lupi capiscono di cosa si tratti, è adirato o vuole imporsi, è frustrato o affamato, sta morendo, o vuole riprodursi.
L’essere umano non ulula, parla. Ma quando parla e concatena parole che apparentemente significano qualcosa, non comunica altro che quello che pure il lupo comunica ululando. E questo anche, per esempio, in un Tribunale, cioè un luogo formale e rigoroso, dove non è affatto il significato delle parole a prevalere, ma spesso un groppo di istinti, intuizioni, arbitri e sovrastrutture (autorità, prestigio, ruolo, etc.)

Quando si comunica qualcosa di diverso da ciò che il lupo pure può e sa comunicare, si sta facendo scienza, cioè si intesse una rete di significati consistenti e coerenti che sono recepiti da tutti allo stesso modo ed elaborati per uno scopo, che poi si raggiunge, è efficace e quindi prospera.

Ma la scienza non è che una parte irrisoria della comunicazione umana, che per il resto è usata a prescindere completamente dal senso, è usata, proprio come il verso degli animali, per suscitare un’idea vaga, ma non per questo meno concreta, istintiva e primaria.
Si parla e si sta attirando l’attenzione su sé, in modo da essere notati, e così come si fa col canto, con la danza, con lo sport, con quasi qualunque attività, scienza compresa, che però al suo interno è l’unico ambito che usa il linguaggio per ciò per cui esso si dice debba esistere ed esiste.

Questo comporta che gli unici esseri che useranno il linguaggio al cento percento per il fine per cui gli uomini, mentendo, sostengono che esso è usato ed è stato creato, saranno le macchine, e le intelligenze artificiali, che comunicano proprio in senso logico e formale.
L’uomo non lo fa. Tanto è vero che ho spesso sperimentato io stesso questo fatto, nel mio piccolo.
L’uomo non capisce ciò che legge! O ciò che ascolta. Ma interpreta dei segnali ulteriori al testo o alle parole e ad essi si affida il più delle volte.
Tali segnali risiedono ovunque, ed è di essi che l’interprete si nutre, più o meno inconsapevolmente.
Per esempio e per primo c’è l’autorità e il ruolo sociale. Un professore sarà ascoltato, e quello che dirà avrà senso, non perché ce lo abbia necessariamente, ma per il suo ruolo. Che senso avevano le discussioni alla Sorbona su quale fosse la vera gerarchia angelica, o su quale fosse lo scopo della preghiera?
Un comico farà ridere, non perché faccia ridere per davvero, o quello che dica sia esilarante, ma perché è un comico riconosciuto, si sa che è un comico ed è appropriato ridere. Tanto è vero che perso il suo ruolo, dopo la morte, col passo del tempo, non si riderà più allo stesso modo. La gente vuole ridere e trova un totem con cui poter ridere.

Ho potuto confermare quando dico, di prima persona, ho voluto farlo. Quando ho scritto (diversi) testi del tutto privi di senso, ed e-vi-den-te-men-te privi di senso, delle elaborate “supercazzole” che però ho lasciato in dubbio che lo fossero, nessuno è stato sicuro che non avessero senso. Mi aiuta il fatto non solo di non essere conosciuto alle masse, ma di non esserlo, in effetti, nemmeno da chi afferma di conoscermi.
Il cento percento degli interpellati non era mai sicuro del valore del contenuto dello scritto. Perché la gente non sa cosa legge, non capisce cosa legge o ascolta, e non perché sia stupida, ma perché il linguaggio non è fatto per comunicare un concetto, ma solo per trasmettere un’idea vaga, come quella di un verso animale.

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