Tradimenti e Vicende di Sangue del Medioevo; Parte III (Digressione su Michele Scoto)

Parte III (digressione)

Sarebbe facile forzare un po’ la mano e trovare una scia di sangue, pur di non uscire dal seminato, ma dopotutto non è necessario, prendiamoci una pausa dagli ammazzamenti, non ci corre dietro nessuno dopotutto, e godiamoci per pura curiosità (come sempre) un personaggio singolarissimo, il dotto Michele Scoto, in buoni rapporti sia col Papato che con l’Imperatore, e attivo in varie città universitarie, comprese: Bologna, Toledo, Parigi, Palermo.

È noto che la Corte di Federico II di Svevia fu un centro di studi senza pari all’epoca, anche perché a cavallo col Medio Oriente, e dove confluirono scienziati e dotti, e con loro, al tempo, anche alchimisti, filosofi, maghi, indovini di molto diverse impostazioni e ingegni. Per curiosità c’era anche un grammatico ascolano: Gualtiero d’Ascoli; lo riporto perché sono nato lì e non ne avevo mai sentito parlare.
L’Imperatore stesso fu celebre per essere molto interessato all’occulto e per ciò anche molto calunniato dalla pubblicistica ecclesiastica, lo vedremo.
Tra i vari lumi, pure lui all’Inferno, la leggenda più duratura e ricca riguarda il nostro, l’alchimista Michele Scoto, cioè lo scozzese.
Da premettere che famosi, e qui confermati, sono i contatti tra scozzesi e alchimia (chimica); si tramanda e sembra certo, che la distillazione del whisky sia stata iniziata proprio per intercessione di alcuni viaggiatori come lui, che dall’Oriente portarono in patria l’alambicco (parola, è evidente, araba), là adibito per lo più alla distillazione di essenze e per l’estrazione di principi attivi in botanica, dandogli, francamente, assai miglior uso. L’alcool è comunque centrale nella farmacopea antica, come lo erano le piante e le infusioni in esso, Dioscoride, botanico nel Limbo della Divina Commedia, è locuzione con cui ancora oggi vengono spesso indicati i preparati galenici (a loro volta chiamati così dal medico Galeno) a base di triossido di arsenico.
Scoto stesso, Magister, traduttore arabo-latino, filosofo, enciclopedista, astrologo, scienziato, è detto aver studiato, tradotto e diffuso l’aristotelismo arabo, per esempio, col il quale la Chiesa ebbe relazioni conflittuali. Insomma, si tratta comunque di persona notevole. Difatti, anche se Ruggero Bacone affermò che egli si attribuì molte traduzioni non sue non conoscendo le lingue e le scienze, Leonardo Fibonacci, matematico a tutt’oggi famosissimo in tutto il mondo (per la sua sequenza), gli inviò presso la corte di Federico II la seconda redazione del Liber Abaci, chiedendogli di emendarla.
Ma per i propositi ameni di queste letture è divertente anche ricordare le mirabilia a lui attribuite, e le stramberie delle scienze di un tempo. Vediamone alcune (qui di seguito condensando molto dalla Treccani).
– Si diceva, e riporta l’omonimo Walter Scott, che Michael fosse in grado di far suonare le campane di Notre Dame dalle grotte di Salamanca, per uso di una bacchetta magica.
– Jacopo della Lana riferisce che “quando venía la volta a lui d’aparchiare …” insomma, quando aveva ospiti a casa sua non faceva mai cucinare nulla, ma aveva degli spiriti servitori che a suo comando gli andavano a prendere dalla cucina del re di Francia il bollito, da quella de re d’Inghilterra l’arrosto, i contorni da quella di Cecilia, il pane d’un posto, il vino da un altro; confetture e frutta da dove gli pareva.
– L’astronomia, confessa, non è per tutti, implica di potersi permettere di studiare a lungo e di non essere gravati dalla preoccupazione di guadagnarsi da vivere: è una scienza inadatta ai poveri privi dei molti libri necessari.
– Michele consigliava a Federico II di interrogare i sapienti solo con la Luna crescente poiché la fase calante intristisce le bestie e gli uomini, e le loro argomentazioni perdono di ingegno.
– Pur lasciando ai teologi la questione se le stelle abbiano un’anima, afferma che i pianeti hanno capacità di sentire e di gioire.
– Singolare la sua dottrina medica e razionale fino a un certo punto: ogni medico è tenuto non solo a considerare il colore delle urine e il battito del polso, ma anche a tener conto del mestiere dell’infermo, delle disgrazie, nonché delle condizioni igieniche della sua abitazione, poi… I medici dovranno tener conto della Luna poiché quando la Luna è in Ariete non si potrà medicare la testa che è soggetta a quell’astro.
– L’uso di particolari fiori o specie vegetali, accompagnato da determinate cerimonie permette la trasmissione dei raggi planetari, e rende possibile la creazione di talismani in grado di prevenire o curare le malattie.
– Il medico può consigliare all’infermo di avvalersi di “incantatrices”. Metodo condannato da filosofi e dai religiosi e a cui ricorrere solo quando i metodi razionali si sono dimostrati insufficienti.
– Embriologia, neonatologia e fisiognomica, sono utilissime per l’uomo politico, dato che illustrano virtù e vizi di ogni animale: un uomo con i capelli rossi si potrà dire che è invidioso, velenoso, superbo e malevolo; dal colore del viso si potrà notare che il pallore del volto non indica solo cattiva salute, ma anche un carattere malizioso e lussurioso incline all’infedeltà e all’illegalità.
– Il Liber quattuor distinctionum insegna a stabilire secondo criteri astrologici come si possa rispondere a domande quali: se si avranno figli o meno, in quale periodo della propria vita si potrà essere affetti da malattie, se ci si sposerà o meno, come scegliere un itinerario, come si comporterà un re, un amico, un nemico, il momento migliore per procreare secondo determinate scelte astrali.
– I temperamenti umani sono regolati dai pianeti: se domina Marte la persona sarà di colore rosso, con occhi bianchi, di grande statura e naso di notevoli dimensioni, con un buon ingegno e con un cuore che lo induce a pensare e a parlar male.
– L’influsso del Sole e della Luna in Marte porteranno il nascituro ad avere grandi possedimenti, e dignità. Per un neonato, Mercurio contribuirà a farne un uomo di legge, di buone qualità oratorie, appassionato alle antiquas res gestas, e quindi avrà un intelletto veloce e possiederà molti libri.
– L’Universo è racchiuso dalle nove sfere e circondato dalle acque sovracelesti in esso universo vi sono gli spiriti deputati al male e si passa a descrivere le attività dei demoni che: “amano il sangue e in specie quello umano”.
– È con i demoni che si legano quanti praticano la negromanzia (calunnia che cadde su Federico II, oltre che su di lui).
– La negromanzia è condannata, ma lo Scoto ammette che chi esercita la magia possa utilizzare quei segreti a fin di bene.
– La negromanzia comporta il rischio di venire a contatto con quei mali angeli che provocano carestie, guerre e pestilenze e che accorrono per invocacionem mulierum supersticiosarum.
Conviene concludere con le sue profezie, che come sempre appaiono piuttosto vaghe e interpretabili a posteriori.  
– Firenze la sciocca non fiorirà a lungo; cadrà in luogo brutto, e dissimulando vive. Il merito qui sarebbe quello di aver profetizzato questo assai prima di Montaperti.
– Federico II sarebbe morto “sub flore”, cioè a Firenze, dove l’Imperatore non entrò mai. Tuttavia il sovrano svevo morì effettivamente “sub flore”, a Castelfiorentino in Puglia il 13 dicembre 1250. Applausi! 
La sua fama comportò sopratutto che a lui fossero ascritte molte profezie sull’avvento dell’Anticristo, e questo tema in particolare è rilevante perché fu la Corte stessa di Federico ad essere descritta come il luogo propizio per il suo avvento, non certo da Michele, ma da forzature dei suoi testi, e da falsità di altri autori.
In effetto all’epoca, e qui concludiamo, le profezie sull’Anticristo fioccavano ed in genere erano tutte rimodellate sulla più antica e famosa delle tante, l’Epistola di Adso (o Azzone) da Montier-en-Der alla regina Gerberga sul luogo e sul tempo dell’Anticristo, nota anche come Libellus de Antichristi. Scritto su richiesta della regina stessa, moglie di Ludovico d’Oltremare, e che è già una raccolta di tradizioni precedenti, ma che ebbe un influsso notevole e che ispirerà anche il poema in lingua medio-altotedesca “Der Antichrist” di Ava (secolo XII).

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