Tradimenti e Vicende di Sangue del Medioevo; Parte IX

Parte IX

  1. Siccome non è già abbastanza complicato -proprio per non voler dire assurdo-, che uno sia anche tre, che l’unica maniera che un essere onnipotente ha di salvare il mondo sia farci scendere il figlio, che poi è lui stesso, nato per mezzo di una vergine che rimane tale nonostante il parto e la fecondazione di uno spirito che pure è lui stesso, nel settimo secolo non s’aveva di meglio da fare che scannarsi sul monofisismo. I monofisiti, ortodossi bizantini, ritenevano, no, credevano fermamente che in Cristo fosse presente una volontà umana, distinta e indipendente da quella divina, perché altrimenti sarebbe stato solo imperfettamente uomo, e la sua passione redentrice avrebbe subito una “diminutio”. Erano osteggiati dai cattolici a Roma che al contrario ribattevano che se Cristo avesse avuto una libera volontà umana, distinta da quella divina avrebbe anche potuto peccare il che è impostulabile, perché … Basta, su!
    La Chiesa ha sempre saputo selezionare le questioni importanti, Gregorio III un secolo dopo, nel periodo di Carlo Martello, decise di vietare la consumazione di carne di cavallo, cibo “immundum et execrabile”, e da pagani.
    La vertenza sul monofisismo divideva latini e bizantini, in certo modo favorendo i longobardi, ma tanto è, papa Martino a Roma la prese molto sul serio. Quello che è curioso è come finì il pover’uomo venerato santo. In un primo momento il Basileus di Bisanzio mandò a Roma (formalmente sotto il suo controllo) il suo esarca per ottenere la sottoscrizione del Typos, da parte dei vescovi, un accordo che proibiva di tornare sulla questione tanto per sostenerla, quanto per condannarla, ma la cittadinanza si ribellò. Impossibilitato a svolgere la missione affidatagli, l’esarca Olimpo decise di sua iniziativa semplicemente di assassinare il papa per mezzo del suo scudiero, ma al momento di sferrare il colpo mortale, che si era deciso dovesse essere dato mentre il pontefice comunicava Olimpo in chiesa, lo scudiero fu accecato momentaneamente da una intensa luce e il piano fallì. Convinto ormai che il sant’uomo fosse protetto dall’Altissimo, il messo tornò a Bisanzio con cattive notizie, dove si decise di ripetere l’operazione con un nuovo esarca, Teodoro I Calliope, il quale, per evitare insurrezioni, da bravo bizantino, decise di ricorrere al tradimento. Con una turpe scusa passivo-aggressiva -accertarsi che il posto non fosse vigilato dalle milizie, per poter entrare in sicurezza e portare gli omaggi di una rinnovata amicizia bizantina- circondò il palazzo papale e sequestrò il pontefice. Dopo un viaggio per nave piagato da gotta e dissenteria, lo misero un trimestre in carcere duro e isolamento, poi lo sottoposero a processo, dove quello pensava di poter finalmente difendere le sue argomentazioni. Invece gli ignobili bizantini lo accusarono di aver dato danaro ai saraceni, fatto vero, per ottenerne l’aiuto, fatto falso, dato che pare con esso volesse solo riscattare dei prigionieri. Lo stesso giorno il pontefice fu condannato a morte, spogliato della sua stola veneranda, incatenato e trascinato seminudo per le strade di Costantinopoli fino al carcere dove morì trite e solo. La condanna fu commutata in esilio perpetuo per intercessione di Paolo II, patriarca in fin di vita. La Chiesa di Roma lo abbandonò completamente, fatto che addolorò molto il pontefice, e già da un anno prima della sua dipartita, durante il viaggio per nave, s’era dotata di un sostituto, papa Eugenio I, nominato da Bisanzio e passivamente accettato.
  2. Benedetto VI era uomo dell’Imperatore Ottone I di Sassonia, del Sacro Romano Impero, sicché quando lui morì nel 973, i Crescenzi di Roma vollero favorire il loro candidato, Francone, antipapa Bonifacio VII. Dato che in nuovo Imperatore Ottone II era impegnato in guerre tedesche di successione, incarcerarono Benedetto, e in carcere lo fecero strangolare. L’Imperatore però non riconobbe l’elezione dell’antipapa, ne aveva facoltà grazie al privilegium Othonis, ed questi fu costretto a fuggire a Costantinopoli. Fu eletto Benedetto VII, vescovo di Sutri, che metteva un po’ tutti d’accordo, Imperatore, famiglie romane, Crescenzi compresi. Bonifacio VII, però, approfittando nel 980 dell’assenza da Roma del pontefice, cercò di riprendere il papato, ma l’intervento dell’Imperatore non glielo consentì, e quello resse fino alla morte.
    Anche il successore, Giovanni XIV, era uomo di Ottone II, ma quando l’Imperatore morì, di nuovo, il pontefice fu lasciato solo a Roma, dato che, sempre di nuovo, la successione al trono era contestata a nord, da Enrico Duca di Baviera. Abbandonato, si approfittò per toglierlo di mezzo. I Crescenzi feceroancora una volta tornare l’antipapa Bonifacio VII da Costantinopoli, con il consenso del di allora imperatore Basilio II il “bulgaroctono”, quello che aveva fatto accecare 199 occhi ogni 200 a quattordicimila uomini di Samuele il Bulgaro, e fece incarcerare il pontefice per farlo morire di inedia o avvelenato. Nel Liber Pontificalis si narra che i suoi oppositori lo odiarono tanto da dissacrarne il cadavere, trascinarlo nudo per la città fino in Campidoglio, davanti al cavallo di Costantino, abbandonandolo lì. Lo stesso antipapa Bonifacio VII morì poco dopo, forse vittima lui stesso di una congiura.
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