Tradimenti e Vicende di Sangue del Medioevo; Parte V

Parte V

  1. Alessio V Ducas, fu imperatore bizantino solo per l’anno 1204 (un paio di mesi, per la precisione), era detto Murzuflo, “dalle sopracciglia folte”, appellativo magari bruttino, ma niente in confronto a quello di Costantino V il Copronimo, traduco: “dal nome di merda”, oppure “chiamato sterco”.
    Prese il potere di soppiatto, assassinando il predecessore, che poi fece seppellire con tutti gli onori e che finse pure di piangere. Per la cronaca anche il co-imperatore Isacco II Angelo morì la stessa notte, ma non si escludono cause naturali.
    La messa in scena però non convinse i sostenitori dell’assassinato e dei precedenti imperatori, specie le armate della flotta veneziana della IV crociata, accampate fuori dalle mura della città a Costantinopoli.
    La tensione era tra crociati latini, che volevano un imperatore prono alle loro richieste, e popolazione locale con esigenze spesso opposte, così l’imperatore decise di conquistarsi il consenso di quest’ultima chiudendo i negoziati con i crociati e con la Repubblica di Venezia, disattendendo le promesse fatte dal predecessore di aiuti e finanziamenti alla spedizione, poi fece rinforzare le mura, e si disse contrario alla riunificazione tra chiesa ortodossa e cattolica. A quel punto i latini ne ebbero abbastanza e il vecchio Doge Enrico Dandolo e i suoi, pianificarono la conquista della città. Fu guerra! Il cui scontro più importante avvenne tra Enrico di Fiandra e lo stesso Alessio V, che alla fine non solo le prese sonoramente, ma perse pure il vessillo imperiale ed un’icona d’oro della Vergine portata sempre in battaglia come protezione, e che fu poi portata a Citeaux.
    Rientrato a Costantinopoli, Alessio V mentì spudoratamente, millantando vittoria e asserendo di aver voluto mettere al sicuro l’amata icona. Quando i crociati lo seppero, però, caricarono vessillo e icona su una nave, affinché tutti vedessero che bugiardo era il loro imperatore. Il 13 aprile la città cadde e fu sottoposta ad un saccheggio di tre giorni. Crociati e Repubblica di Venezia posero sul trono Baldovino IX di Fiandra, con il nome di Baldovino I di Costantinopoli. Alessio V fuggì assieme a Eufrosina, moglie del predecessore, e sua figlia Eudocia che sposò, in Tracia, dove non gli funzionò di mettere assieme un esercito per contrattaccare, dato che Alessio III Angelo, che si considerava ancora il legittimo discendente imperatore, lo prevenne, distrusse le sue truppe e lui rimase accecato. Infine fu catturato dai crociati, che lo riportarono a Costantinopoli, e lo gettarono dalla colonna di Teodosio, che non è sopravissuta ai giorni nostri, ma se fosse stata alta come quella di Traiano si sarebbe attestata sui trenta metri.
  2. Dopo che Alessio V prese il potere, convincendo surrettiziamente il predecessore ad uscire dal palazzo per i pericoli di una rivolta che stava divampando, mandandolo così tra le braccia dei suoi sicari, il popolo non lo appoggiò da subito, e fece pressione per eleggere un altro basileus; la folla gridando propose diverse persone, alcune delle quali fischiate, mentre altre non avevano alcuna intenzione di accettare il pericoloso incarico, coi crociati e la flotta veneziana fuori porta e un assassino assetato di potere a palazzo. Dopo tre giorni di chiacchiere, a un tale chiamato Nicola Canabo detto “il macellaio” fu intimato di accettare l’incarico a pena di essere altrimenti ucciso. Il poveraccio durò poco, nel volgere di qualche giorno Alessio V lo fece incarcerare e non si ebbero più notizie di lui.
  3. Già che in questi episodi è comparso (assieme al fratello) il suo “collega” a bagno nel Flegetonte come tiranno, ossia Ezzelino III da Romano, che il cronista Fra’ Salimbene de Adam definisce: “gran massacratore di uomini e temuto addirittura più del diavolo” (hic plus quam diabolus timebatur), vediamo anche le perle di Obizzo II d’Este, nato dalla relazione del padre, Rinaldo I, con una lavandaia napoletana, che una leggenda avversa vuole avesse ucciso lui stesso affogandola in mare.
    Quello che sembra verosimile è che, invece fu suo figlio a uccidere lui, Dante ci tiene a darlo per sicuro per odio politico, ma ovviamente non poteva saperlo. Una volta morto, il figlio omicida fu nominato al suo posto dalle autorità cittadine, per diritto di primogenitura, ma i fratelli contestarono la decisione, attenendosi alla legge longobarda, praticata dagli Estensi, che stabiliva la suddivisione equa dei possedimenti tra i tre figli e cioè Ferrara ad Azzo VIII, Modena ad Aldobrandino e Reggio Emilia a Francesco. La legge longobarda, entrata con la calata dei barbari, aveva modificato il diritto pregresso introducendo vari istituti, tra cui quello germanico della vendetta privata, ancora vigente ai tempi di Dante.
  4. Mentre nella Marca Anconetana reggeva Obizzo, quello che sarà assassinato dal figlio, al soglio pontificio, titubando un po’ (lo elessero due volte, la prima rifiutò), era asceso un ascolano, Nicolò IV, primo papa francescano, che, da buon amante di fiori e bestie, molto si prodigò per organizzare un’altra crociata, assillando teutonici, templari e ospitalieri, famiglie reggenti, tra cui si segnala Obizzo, dato che la sola Camerino rese disponibili 400 uomini, osteggiato nei suoi intenti dal re francese Filippo il bello, e quindi appoggiato da quello inglese Edoardo I Plantageneto, e così via. La crociata non si diede, a Filippo IV però riuscì poi di sterminare completamente i templari, ma non ne parliamo perché lo sanno tutti. In compenso un’altra vera e propria crociata da lui indetta ebbe successo, quella del 1288 contro il re d’Ungheria Ladislao IV, che scomunicò, troppo tollerante verso i Cumani, popolazione tribale nomade dell’Asia Centrale, che, scontratasi con i mongoli dell’Orda d’Oro, nel 1237 fu sottomessa o dispersa, perse i territori, e di cui alcune tribù, nella fuga, si rifugiarono in Bulgaria e in Ungheria, dove i monarchi locali le accolsero, anche perché avrebbero ripopolato alcune zone poco abitate (la Cumania). Ma erano “musulmani e pagani”, ovvero praticanti la loro religione tradizionale animista e sciamanica. La crociata si trasformò in una guerra civile ungherese dove alla fine Ladislao IV fu assassinato da tre cumani e poi vendicato dal fratello della sua amata, pure lei cumana.
    Il Papa, invece, aveva a questo punto più pressanti preoccupazioni: ordinò che fosse realizzata un’inchiesta per scoprire “se il re fosse morto da cristiano cattolico”. I risultati dell’indagine sono sconosciuti, ma il Chronicon Budense scrive che Ladislao fu sepolto nella cattedrale di Csanád (ora Cenad in Romania). Il suo successore, Andrea il Veneziano, e Papa Benedetto VIII ricordarono Ladislao come “di rinomata memoria”.
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