Tre Versioni di “Lotta alla Virilità”

L’umanità pare essere uguale ovunque, si tratta però di una “uguaglianza nella diversità”, dato che poi ogni società si organizza sviluppando differenze anche notevoli.

Persino uno stesso ceppo culturale ha, in una sostanziale identità di base e comuni origini, differenze apprezzabili per l’osservatore comune, qualora si realizzi un paragone attento su aspetti determinati.

Questo paragone posso realizzarlo solo su tre paesi: Italia, Spagna e Stati Uniti d’America. Sono sorprendentemente più distanti di quanto possa sembrare. Provo a stilare la mia impressione su un aspetto generale e attuale della cultura occidentale, comune ai tre, la “demolizione della virilità”, mettendo in luce le differenze.

Nella direzione comune e ostile verso la virilità, i tre paesi forniscono tre versioni significativamente diverse, che possono venire alla luce già solo osservando un ambito comunissimo della comunicazione umana, che prenderemo ad esempio: la pubblicità. Si tratta nello specifico di quella televisiva in questo caso, ma il discorso varrebbe anche altrove.

La pubblicità televisiva, infatti, è più o meno la stessa ovunque: si tratta di interrompere un programma, con brevi annunci realizzati in modo da catturare l’attenzione del potenziale consumatore. Essendo diretta alle masse, usa una comunicazione davvero semplificata, puntando su quei meccanismi che funzionano universalmente nel genere umano ed uno di essi è, ovviamente, il sesso e i suoi corollari.

In Italia vendere un prodotto significa proporlo abbinato a una quantità notevole di fica (mi si passi la volgarità e le successive). Si tratta solo di quello a ben vedere, e fino a che non si vede altro, si pensa che ciò sia universale e inevitabile, cioè che un prodotto per essere venduto debba essere sempre proposto in compagnia di bei corpi femminili. È raro il caso di una pubblicità che non usi la donna, comprese quelle per bambini, o quelle mediche, etc., cioè quelle in cui il sesso è ciò che di più remoto verrebbe in mente, rispetto a ciò di cui si parla.

La società italiana, infatti, “gira attorno alla fica”, il che, come s’è detto, non è affatto virile, ne è anzi una sua negazione. Non vorrei attribuire “colpe”, solo ipotizzare delle derive; l’ipostatizzazione della donna è stata una costante della storia del posto, è certo cambiata molto, sino ad arrivare alla versione ultra semplificata e di maldestro erotismo che si ha oggi, ma è a lungo stata, per motivi anche religiosi, un pilastro dello “spirito italiano”. La donna oggi è divenuta il centro e lo scopo della vita maschile, il maschio è un soggetto che assume valore e ostenta virilità in accordo col suo successo con l’altro sesso, e solo così.
Al maschio italiano non si chiede di essere coraggioso o risolutivo, onesto o schietto, lo si misura solo in virtù della sua capacità di attrarre l’altro sesso a sé.
Non occorre portare esempi, basta accendere la tv, e si vedrà che quello che affermo è lì, a meno che le cose non siano cambiate radicalmente da quando ho smesso di seguire la tv italiana, ma, a giudicare da certi corollari, non mi pare proprio.  

Una versione più umiliata ancora della virilità si trova in Spagna, il paese, nella mia esperienza, più ostile al maschio e dove egli è più odiato e disprezzato nei suoi attributi sia primari o fisici (forza, statura, prestanza, etc.) che secondari o “morali” (volontà, intraprendenza, coraggio, e così via) da una rivincita femminista davvero delirante.
Le pubblicità spagnole non si fregiano solo di belle donne, ma di belle donne che si ritorcono contro la controparte maschile e che dirigono la “danza dell’accoppiamento” in modo univoco e prepotente. La società, poi, è molto condizionata da certi stereotipi. 
Qui servono esempi e ne ricordo ancora a memoria vari: pubblicità in cui, mangiando un prodotto, una ragazza si lamenta con una amica che il fidanzato (assente) la trova ingrassata, e l’amica chiede, con evidente tono di disprezzo, perché sia interessata all’opinione di questo tipo qua (allusione: c’è lei lì, che la apprezza per quello che è, ci sono altre vie per la soddisfazione). La seconda, al contrario, la donna afferra il marito da dietro, che è allo specchio e si lava i denti o si rade, elogiandone la muscolatura e poi afferra le maniglie dell’amore e lo prende in giro per quanto è grasso lì. Immaginiamo la versione al contrario di questa scena, un maschio che denigri una donna appena un po’ sovrappeso, e come minimo siamo alla versione di prima: “chi cazzo è questo?”, “cosa vale la sua opinione?” Osservando il David di Michelangelo, due stronze fanno commenti sul suo pisello. In un’altra, abbiamo una coppia in auto, lui lancia occhiate furtive a vari culi in giro per la città, lei gli intima di smettere, al successivo, fermi a un semaforo, lei afferra per la gola il primo che passa e gli mette la lingua in bocca, per far capire alla controparte che aria tira. Il tutto per vendere una macchina del cazzo. Questa punta sul delirio tutto nostro della perfetta simmetria di comportamento sessuale di uomo e donna. Ed è magnifica!

Infine negli USA la virilità ha ancora un suo ruolo, i canoni estetici sono parecchio diversi, piacciono i maschi forti e risoluti, anche perché c’è bisogno di soldati, ma non ci si salva. Le pubblicità sono tutte più corrette e non abusano del desiderio maschile sbattendo donne tutte bellissime ovunque, rispettano anche maggiormente l’altro sesso, dando la possibilità di apparire sullo schermo a persone normali, senza creare aspettative irrealistiche, ma la virilità è attaccata sul versante della maturità questa volta.
Mentre della donna non si sottolineano troppo spesso “difetti caratteristici”, l’idea generale che del maschio americano viene fuori in tv, è quella di un bambinone, di un eterno fanciullo, che sì, si sposa e mette su famiglia, è responsabile e se serve parte per la guerra, ma mantiene quella parte infantile, con i suoi giocattoli, la “man cave”, i comportamenti adolescenziali tipici del film da college, che poi diventano l’oggetto dei film sull’orso Ted.

Si suole discutere, argomento affine al punto di vista esposto, sull’uso del corpo femminile, irrispettoso e sessista, e sono d’accordo, ma si tratta assai meno il tema della demolizione della virilità che esso pure comporta. Sono, a mio avviso, due facce della stessa medaglia, e come tali andrebbero trattate; non farlo ricade proprio nella demolizione della virilità, ne è una conferma. Non importa più a nessuno, nulla che riguardi il maschio in quanto tale.

Per finire, e tornando in Spagna, una società, come è da attendersi nell’ostentazione di esagerazioni da una parte, ancora molto maschilista (e quindi, ancora, non virile), qualche giorno fa leggo un articolo col titolo suggestivo riguardante l’arrivo in società di una generazione di maschi deboli, pubblicato su una delle maggiori testate nazionali. È da lì che ho deciso di dire la mia sul tema, qui.
In esso si denunciava un’iperprotezione dei bimbi, tale da aver dato adito a comportamenti ormai fuori dal comprensibile e dal naturale, ad esempio: bambini che se cadono, rimangono a terra, perché abituati alle braccia che li raccolgono di continuo, e che le attendono senza reagire.

A ben vedere, però, l’articolo attribuiva tutta, per intero e senza mezzi termini, tutta la colpa ai padri. Non ai genitori, ma ai soli padri, non più uomini veri. Ed era scritto da una donna, che si riferiva alla teoria di un’altra donna. Altrimenti El Mundo non avrebbe mai pubblicato qualcosa di così “sessista”.
Donne che si lagnano di qualcosa che hanno voluto e hanno insistito per creare? Ma che strano!

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