Tutti che fanno tutto

L’idea per cui “tutti possono fare tutto” è completamente falsa ed è un’idea pietistica americana.

Il nucleo centrale di questa assoluta ma funzionale assurdità è però interpretato in modo piuttosto diverso nei due paesi che conosco meglio (USA e Italia) dove pure il concetto è sciaguratamente approdato.

Nel primo si aggiunge “se ti impegni e ci credi abbastanza”, il che comporta che qualunque fallimento non è mai attribuito alla sfortuna, a circostanze indipendenti dalla propria dedizione, o persino alla mancanza di doti personali che rendevano impossibile a priori la concretizzazione della meta; no!
Il fallimento dipende o dal fattore materiale dell’impegno (non è stato abbastanza e si sarebbe dovuto lavorare di più) o da quello psicologico, quasi spirituale-fideistico, che ricalca la preghiera cristiana al Padreterno, di “crederci” (non ci si è creduto, non si ha avuto fede).

In effetti si tratta di un discorso molto generale, su sfumature a volte difficili da rendere in parole, ma credo che possa essere verosimile quanto dico.

L’atteggiamento mentale dell’americano, e questo è ciò che più amo di loro forse, è estremamente positivo. L’intelligenza delle persone ritengo sia la stessa ovunque nel mondo, in ogni latitudine e longitudine, ma il porsi di fronte al mondo cambia anche a ragione di educazione religiosa, come è strutturata la società, la propria storia ed esperienze collettive. E per un americano precludere che qualcuno possa realizzare i suoi sogni è una specie di tradimento, di meschineria. Certo c’è da lavorare! E in genere se possono aiutarti lo fanno pure.  

In Italia di tutta questa, se andassimo a fondo anche complessa, visione, s’è al solito presa la parte che interessava, adattandola a una mentalità piuttosto mediorientale fatalistica (più che antico romana fatalistica), dove la fortuna ha un ruolo decisivo, dove il sacrificio e l’impegno personale spostano poco o nulla.
In Italia puoi applicarti quanto vuoi, ciò non farà mai la minima differenza.
Puoi essere bravo quanto vuoi, senza contatti non sarai nessuno, tutti vanno avanti a spinte della propria parrocchia, in disciplinato ed implicito contratto di servitù; insomma, senza la grandezza e severità delle gens, sono rimasti i clientes romani.

Allora, della positività d’oltreoceano, della cooperazione, quello che importa è semplicemente essere consapevoli che “tutto può succedere”, e che tutti possono fare tutto, trionfare.
Si sono ovviamente perse le prospettive, i riferimenti su cosa sia lecito o meno, ragionevole o no. L’uguaglianza comporta che tutti sanno tutto allo stesso modo. 

Ed ecco incompetenti ovunque, parlare a vanvera, urlare la loro su temi ignoti, e specie in politica, chi ha fatto le ciambelle col sedere fino al giorno prima in tv, ora riorganizza la scuola, la famosa igienista dentale, che sta in politica assieme a uno starnazzare continuo di oche, ochette, vallette, cretinette, nani da circo, ferrivecchi, analfabeti vari, e tutto il resto del sinistro varietà che non la finisce di affondare un paese con grandi potenzialità, ma non “unto del Signore”, non predestinato alla grandezza.
Un paese come tutti gli altri, o forse con più potenziale di altri, dove però c’è da lavorare bene per avere frutti.

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