Un Breve Racconto Biografico: La Marocchina

Mi rendo conto che non è che sia una gran trovata, ma in fondo potrei considerarmi semplicemente un eterno, inguaribile, insoddisfatto: sottilmente e perennemente deluso dallo stato delle cose, sì, ma piuttosto dal concetto di aspettativa stesso. Anche questo punto di vista, d’altro canto, è di per sé insoddisfacente, no? E che ci si aspettava! Così è! Ma no! Siamo seri! Il concetto di aspettativa è insoddisfacente, tutto in blocco, ma è anche inevitabile, come, col sorriso, recarsi alla toilette.

Tutto questo mi crea un’estrema insofferenza, che sarebbe incorretto però scambiare per vera avversione e meno che mai per odio, anche se nello sfogo verbale, tutto si tinge di rosso. Vediamo un attimo: la vita per esempio, non è che mi senta di considerarla, vista nel suo insieme, questo “gran dramma”, questa “gran tragedia”, “quest’opera profonda”, che so… importante, miracolosa! La descriverei più che altro come una vera seccatura! E basta! Sì, una seccatura, noiosa, stancante, ripetitiva, delirante, piena di chiasso e di gruppi di imbecilli che fanno ognuno il suo specifico polverone e rumore odioso!

In effetti io detesto praticamente tutti i gruppi umani formati e definiti, non sono razzista, mi provocano lo stesso grado di irrequietezza e scontento, tutti. Sono per la scienza perché non sono un imbecille, ma persino gli scienziati come gruppo mi creano avversione istintiva prima, e poi ragionata, gli agnostici, gli atei, ovviamente anche per quelli a cui devo ascrivermi, sento lo stesso. Mi piace l’isolamento forse, ma non è nemmeno del tutto vero.

A cambio, però, riesco ad amare, anche profondamente, tratti delle singole persone, colti in istanti impensabili, caratteristiche specifiche, momenti, mosse. Ne colgo ovunque! E sono un fiero collezionista di tali memorie. Anzi, in effetti ci sono state poche persone della mia biografia per cui ho sentito solo quel disprezzo generico e monocorde che sento per gli esseri umani presi in blocco o in categorie, nell’anonimato.

Per dire, ricordo con estremo piacere un momento del tutto insignificante della mia vita, curiosamente mi torna spesso alla memoria, senza che ci sia un perché, oltre al fatto di essere sempre così estremamente colpito dalle persone che mi paiono rispettose e delicate, tutto sommato di essere un gran amante della bellezza… ma non nel senso convenzionale del termine; sarebbe fuori tema spiegarlo ora e moltissimi non potrebbero capire che intendo io con quella parola. Sono stato spesso schernito per i miei gusti, e i miei modi.

Questo episodio mi si affaccia spesso alla memoria, forse anche perché in uno stesso filo narrativo accosta a una persona sconosciuta e per cui ho sentito tale genere di tenerezza e affezione, alcune di quelle per cui non sono mai, proprio mai e in anni, riuscito a sentire altro che quel perenne e sottile disprezzo di prammatica.

La migliore donna che incontrai nella mia città natale fu una marocchina. Sono famoso per non essere un estimatore degli islamici, a volte anche troppo esplicito, potrei dare adito a fraintendimenti di basso profilo, ma invero non mi importa granché della religione di ciascuno. Come detto, sulle persone una ad una considerate, non ho il minimo pregiudizio! E per questo, nonostante non abbia simpatia alcuna, difendo i diritti di tante minoranze.

Lei fu, con imbarazzante differenza, la persona più dolce ed educata che abbia incontrato per quelle lande di maleodoranti, grevi, cafoni imbruttiti dove sono nato. Forse pure il contrasto giocò il suo ruolo, le persone, specie donne, con cui lavoravo erano un assoluto compendio di falsità, cafoneria, grettezza, esosità, mediocrità.

Di botta mi trovo di fronte all’unica persona che sa comportarsi, pure generosa! A ripensarci, sento una certa commozione, ma pure una certa rabbia, per come magari sarà stata tante volte trattata, da una popolazione di mentecatti, ritardati, arroganti, ignoranti, stupidi, povera figliola.

Ricordo che glielo dissi! Le servivano delle traduzioni dall’inglese, roba di immigrazione, una cavolata, ma già allora ero il più qualificato per tali situazioni. Eh, sì! Ho sempre letto curriculum di italiani che parlano fluentemente mille lingue, sul dunque li ho sempre visti squagliarsi. Non sanno manco l’italiano gli italiani, figuriamoci qualcos’altro!

Feci in cinque minuti, le dissi quello che le serviva, lei rispettosissima, me lo ricordo benissimo, anche perché in quattro anni fu l’unica, mi fece tutta gentile, precisina, diligente: “avvocato, quanto le devo per il disturbo!” aprì anche la borsa per cercare il portamonete!

Rimasi colpito, mi vergognai, ma non per me o per lei… per gli altri! Per tutti quei gretti di italiani! Il correre e lo scappare quando si trattava di pagare un lavoro! Non vi dico!

Dissi che non era proprio il caso, ma cercando con estrema cautela di non fare il solito “fenomeno all’italiana”, con le mosse evidenti, da uomo superiore che non ha bisogno, lui… (io non avevo un quattrino, tra l’altro e non me ne fotte di dirlo!)

Precisai non le facevo “chissà che favore”, era davvero una cosa di poco conto… sorrisi, non ci pensasse, magari un’altra volta, se fosse stato necessario fare altro… allora se ne sarebbe parlato di pagare qualcosina… quelle cose che si dicono. Insistette pure, eh!

Alla fine me la cantai: “guardi che non ho mai trovato una persona educata come lei fino ad ora, solo questo mi basta e avanza, per una volta, per cinque minuti! Mi ha salvato la giornata, e forse tanto futuro! Le auguro il meglio! A lei e suo marito!” Non sono sicuro che abbia capito del tutto cosa intendessi, ma non era necessario. Sorrise molto grata, formale e scomparve.

Non avevo ovviamente nessuna seconda intenzione e il mio tono fu perfetto per non generare fraintendimenti. Non la vidi più, doveva finire in Canada con il consorte, spero le sia andato tutto per il meglio, anche se so bene che la vita presto o tardi non va affatto per il meglio, e spero soprattutto che il consorte se lo sia scelto tra i pochi che non siano degli emeriti coglioni, lì nella nostra zona, dove prolificano.

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