Un Caffè a “Il Saggiatore”

Andiamo a prendere un caffè al Saggiatore!

Ma dai! Che ci vuole, andiamo adesso e torniamo ieri! È a soli sei anni luce da qui, non essere pigro! Prendo io la moto! Facciamo tutto d’un fiato senza soste, ho due caschi. Lascia perdere le versioni di Tacito! Chi lo capisce quello! Te ne vuoi stare chiuso qui dentro tutto corrugato, con le pareti ammuffite, e con chissà quanti ragni meccanici autoriparanti acquattati tra le fessure, rischiando un antipatico morso al curaro; sei sempre all’arancione della lampada ad olio, quando fuori splendono innumerevoli soli! Apri la finestra, guarda che bellezza! Guarda che bella giornata splende sul pianeta piatto! A nessuno andrebbe di rimanere qui, invece che fare l’amore sui prati blu, guardare il verde mare di metano sempre in tempesta, le nuvole amaranto e indaco sul cielo viola, e passeggiare al chiaro di tutte le nostre lune sugli scogli di rocca e zaffiro. Andiamo, su! Da qui in poi è tutto dritto, acceleriamo fino a che non moriamo e resuscitiamo! Andiamo a trovare quella che piace a te, se non vuoi il caffè, e le tiriamo sassolini alla finestra. Per farla scendere senza che il padre se ne accorga. Ha il mento incavato, le squame e la lingua biforcuta, ma a te piace, che ci troverai… ma d’accordo, niente caffè! Niente caffè! Niente Galileo! Visto che simpatico è diventato da quando fa espressi!? Te lo ricordi prima? Era come te! Sempre in casa a studiare! Imbronciato. È rinato! Ed ora è pure pieno di donne, ed avrà un mille anni ormai, anno più anno meno, pare giovane come Einstein. Chi li conta più dopo un po’? Ma il punto è che devi vivere amico mio, sì, vivere, senza paure! Senza titubanze! Alla velocità della luce! Il tempo non passa mai altrimenti! E ti invecchi! Devi muoverti.

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