Un canovaccio su come realizzare la presentazione di un evento culturale in Italia.

Un canovaccio su come realizzare la presentazione di un evento culturale in Italia.

Siamo qui oggi con il nostro oltremodo indesiderato e detestabile ospite, Henry de Lucca, -grazie per aver accettato di sollazzarci- scrittore dei più “prescindibili”, della pur essa del tutto “prescindibile” generazione contemporanea; personaggio, diremmo, trito e convenzionale come nessun altro, che ama le sue bislacche e patetiche “specialità”, che contribuiscono decisamente a renderlo uno dei tanti. Signori, per dirne una, questo protocollare “eroe” della macchinetta del caffè non nasconde orgoglio per la sua attività di escursionista e acritico amante di quella gran “madre” a “m’ignota” della Natura, di cui è degno figlio. Come sapete è autore di innumerevoli quanto “ingnobilgnevoli” libri, tutti assolutamente superflui e di malgusto nazionalpopolare, ma mi si consenta: di bellezza sì leggera ed eterea da giungere a inconsistenza in-esistenziale. I suoi sono lavori da apprezzarsi nell’effimera delicatezza dell’assenza da cui sono stati tratti e dove sarebbero senz’altro dovuti rimanere, “tesori” da celare e custodire gelosamente chiusi e alla larga, scrigni settici da non aprire e non toccare mai. È qui con noi uno degli esempi più chiari e fulgidi -si noti- di paralogia patologica e del decadimento della narrativa italiana, che fu gloriosa, ormai allo sbaraglio, nell’insensato inseguimento dei pauperrimi gusti di cittadini medio-mediocri, timidi e insicuri, lasciati allo stato brado, e nell’incapacità ovina di ogni minimo e sincero sforzo o volo dell’animo. Ecco, siamo dinanzi all’esponente perfetto dell’immobilismo paludoso odierno, il rumoroso ed annaspante movimento inculturale dell’insistito ed esecrabile “nulla a profusione”, che, per quanto intraprendente e sfacciato, non finisce mai per soffocare -una buona volta- l’entusiasmo a sproposito del numeroso e stolido pubblico -qui in sala: grazie per essere intervenuti- parto indesiderato e irritante di una generazione che s’era già resa celebre per la propria distinta mancanza di qualsivoglia brillio (o brillo) e consistenza.
Magari, dopo aver cianciato liberamente delle sue penose menate da eterno adolescente pretenzioso quanto fatuo, ed averci divertito come solo i veri primati sanno fare, con la loro imbarazzante stoltezza, qui -ahinoi- deprivata di ogni tenerezza animale, il nostro ospite potrà, ovviamente se non urge una fellatio o non preme la copula con qualche casalinga da tribunale, divagare raccontandoci di una sua impresa turistica mascherata da avventura, avventura o avventuretta per ricchetti saccentelli, inerpicati a gridare “IO-IO-IO” sui compatiti monti del Nepal, tra antiche e magnifiche culture che, per arretrate o stanche che siano ora, non potrebbero comunque che disprezzare tanto odioso pattume e piattume lirico e la sua scorta di assoluta e persino violenta mancanza di gusto.
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