Un dubbio filosofo greco

Oggi, a vent’anni da una clamorosa “sveglia”, ricordo questo bizzarro aneddoto.

Oltre un secolo fa, quando mi interessavo di tali shementze da intelligentsia di sangue blue roquefort, alla facoltà di filosofia ascoltai una storia che, pur proposta come tale, non saprei dire se è autentica; seppure non ne ho mai trovato conferma, e per quanto appaia a tutta prima inverosimile, dopo aver conosciuto una caterva di filosofi, o sedicenti tali, presuntuosissimi, ma dalla mente straordinariamente asfittica e anchilosata, non mi stupirei se fosse veridica.

Un antico filosofo greco di scuola epicurea, di cui non farei il nome neanche se lo ricordassi, così come è d’uso non nominare colui che solo per raggiungere un’orribile celebrità, che appunto gli va negata, incendiò il tempio di Apollo, affermava, tratto specifico e distintivo della sua estrema weltanschauung, la totale inesistenza del dolore. Il dolore non esiste! Diceva lui.
Cambiò radicalmente opinione solo dopo una dolorosissima infezione ad un occhio.

Per molte persone pare sia impossibile avere idea di ciò per cui non sono passati e di cui non hanno avuto esperienza diretta, ed oggi, immersi in un individualismo dai sinistri tratti “religiosi”, è molto facile ricondurre a particolari doti ed abilità personali, genialità, esclusività ciò che è invece dovuto solo a circostanze favorevoli, diremmo “fortuna”. Insomma si confondono posizioni di privilegio con capacità e meriti, il favore della sorte con una inverosimile, ma vista come sacrosanta, specialità individuale da amori di mamma.
E così è anche facile generalizzare le proprie condizioni biografiche elevandole a meccanismo di funzionamento di un mondo che ci si rifiuta di osservare, perché ipnotizzati dalla linea della propria unidimensionale immagine narcisistica, riflessa sulla brillante superficie dello specchio di una ripetitiva e banale autocelebrazione quotidiana, priva di qualsivoglia sviluppo della personalità.

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