Un Esempio di “Vita Vissuta” Su Che la Gente “Non Merita Niente”

Nella mia esperienza, le persone che sono più inclini a riempirsi la bocca con discorsi di giustizia sociale, uguaglianza, solidarietà, equa distribuzione di risorse e proventi, propongono soluzioni, e tutto il resto che ci ammorba, sono spesso state quelle in concreto meno inclini a dimostrare la correttezza e il sacrificio personale, o la generale generosità, che sono richieste per ottenere quella società più “giusta” e progredita alla quale fingono di aspirare, ma che non si darà mai con soggetti spregevoli come loro. Ti fanno quasi arrivare a pensare che “nessuno merita niente!”

Tra le mie conoscenze brilla una delle persone più abbiette e turpi che abbia mai avuto tra i piedi, da anni autoproclamatosi guerriero sociale e pontefice tanto infaticabile quanto incompetente e falso di geopolitica ed “equità”.

Negli anni ’90 non esisteva internet, quindi non esistevano nemmeno YouTube, Spotify, e tutto il resto. La musica, metal, per quanto mi riguarda, si ascoltava allo stereo, e dovevi avere i dischi, i cd, o i nastri. I nastri potevano essere pirata, cioè copiati da originali che qualcuno aveva la bontà di prestare. Rimane chiaro che, se non avevi abbastanza soldi per comprare i dischi, dovevi trovare qualcuno che li avesse e che avesse anche voglia di copiarli, per poter tu ascoltarne i brani.

Questo scenario comportava una fitta rete di scambi e contatti, che in definitiva davano anche prestigio e ascendente a certi soggetti, che propagavano il verbo del metallo in giro per la città.

Oggi tutto è cambiato, anche senza soldi e senza voler acquistare gli originali -per ragioni di qualità sonora e per collezionismo- un’idea dei pezzi te la puoi fare in rete, e di certo puoi passare una serata allegra in compagnia, che a molti di noi basta e avanza.

Ricordo che quando lo scenario era cambiato, il soggetto di cui parlo si rammaricava assai, dal momento che… insomma, lui aveva dovuto comprare i dischi originali e oggi tutti, pure l’ultimo dei morti di fame, poteva farsi una cultura essere competente in tema musicale.

Il problema in effetti non esiste. Lo scenario è cambiato, sì, ma non è peggiorato per nessuno: tutti, oggi, possiamo ascoltare praticamente tutto quello che vogliamo, manca solo il tempo per poterlo fare, tutti possiamo ascoltare più di quanto si ascoltasse nei ’90, e di quanto potessero ascoltare anche coloro che acquistavano in modo massiccio. Tutti siamo più competenti, abbiamo accesso a informazioni che in passato non avremmo mai potuto reperire. Tanto che il mercato del collezionismo è ancora florido, per certi aspetti è anche migliorato, tutto è amplificato.

In ogni caso nessuno, nemmeno coloro che hanno comprato dischi nelle decadi ‘80-‘90 ha perso nulla, semmai è stato dato qualcosa ad altri.

Lo stesso tipo di lamentela lo sentii formulato da un tipo odioso all’università che, discendente di una famiglia di mezza nobiltà spagnola, disse che la rovina dell’università era stata data dal fatto che: “oggi pure il figlio del macellaio può studiare”. Detta in quell’ambito la frase suona ancora più stridente che in ambito “metal”, ma è lo stesso, ed è del pari delirante. Anche perché proprio non è vero il contenuto. Non s’è rovinato niente se non quello che s’è voluto rovinare e da quando i figli dei macellai studiano s’è pure data l’epoca con maggiore progresso scientifico e tecnologico della storia.

Se nessuno ha perso niente di fisico, ma anzi tutti hanno di più oggi rispetto a ieri, di che si lamenta chi si lamenta? Cosa c’è che non va? Cos’è che sentono che gli è stato tolto? 
Gli è stato tolto “peso”, prestigio. Si sentono lesi da un cambiamento di gioco di forze e, anche se in definitiva hanno qualche vantaggio concreto pure loro a conti fatti, rinuncerebbero ad essi di buon grado pur di poter riacquistare la propria centralità e “rarità”. Oggi non possono essere più speciali se non per concrete competenze e non per mero possesso materiale.

Il mio conoscente non è più il “distributore di conoscenza”, e anche se oggi anche lui ascolta più musica e più comodamente di ieri, il fatto che tutti si sia nelle stesse condizioni e si possa essere del pari informati a prescindere dalle capacità monetarie, lo disturba. Lo disturba perché in quel particolare ambito lui è (era), rispetto a molti, quello con il vantaggio. E gli piace il vantaggio!

Il discorso diventa opposto se -e qui esce pure tutta la falsità istrionica del giustiziere sociale- pur mantenendosi tutte le analogie, cambia solo l’ambito di applicazione. È, infatti, una grave ingiustizia che alcuni privilegiati possano accedere a determinate risorse e ambienti (istruzione, cure mediche, salotti) solo in virtù della loro posizione economica.

Al solito ognuno pensa solo a sé ed è sempre “titolare” di qualcosa che non ha e gli sarebbe dovuto, mentre quello che già ha è legittimo, sacrosanto e non va condiviso o toccato.  

Per fortuna non tutti sono altrettanto ipocriti, pidocchiosi, e per di più in modo così maldestro. Un amico, per esempio, nelle stesse condizioni e con una ancor più vasta collezione di vinili, è un supporter energico delle nuove tecnologie, della massima distribuzione di beni e sapere.

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