Un Esemplare Trionfo del Niente

Succede a volte nelle vicende umane che l’unico vero protagonista di esse sia il Niente, che ne pervade ogni aspetto e muove ogni attore, pretendendo di non lasciare niente a nient’altro, immenso e titanico quando invade le vite da due soldi dei così detti “grandi della Terra”.

In una delle epoche di peggiore mediocrità e stupidità della cultura occidentale, in generale considerata, e di quella italiana in particolare, e lì nel peggio del peggio di una cittadina papalina fin ben oltre l’indesiderata erubescenza della vergogna vicariale, piagata da storie di leccaculismo e piaggeria dolorose da leggere o ascoltare persino oggi che si è di nuovo in situazione in qualche modo analoga (o non se ne è mai usciti), si diede una delle vicende più incredibili e disarmanti di cui si possa avere notizia, dove il nulla regna. In essa gente ha perso la vita e ad altra la si sarebbe voluta far perdere, ma tanto la sua tragicità, per condanne e morti a conti fatti comminate per il niente, quanto la sua sardonica ridicolaggine, sono del tutto obliterate dalla miseria umana che la caratterizza e dalla totale mediocrità di ogni suo interveniente.

Il tutto si svolge in un monduccio costellato di arrivismo spregiudicato e maldestro, avidità e grettezza, noia, ignoranza abissale e incapacità. Si è immersi in una meschinità d’animo dove ci si arrabatta a farsi vedere ed ammirare da altri meschini peggio e ruffiani, con costruzioni di chiese inutili e brutte o aperture di monti di pietà, donazioni di begli arredi ecclesiastici in carestie, carità pelose e richieste umilianti, fatua pompa spagnola e un sistema che è infine collassato in quell’atroce bagno di sangue illuminista, in cui parrebbe chiedere a gran voce di essere affogato, pur di farla finita e per misericordia.   

Personaggio da alcuni trattato e descritto con esagerazioni e piaggeria tali da rendere palese che i giudizi non potessero essere sinceri, e da altri di costituzione e contegno così insignificanti da farli apparire più che plausibili, un esponente tipico di quell’epoca fatua e dal sapere interamente inutile ed erroneo, si dice, dotto in Duns Scoto e nell’idiozia teologica più pedante e vana, scaffali e scaffali di niente, ascende la miserevole scala sociale di quelle posizioni benedette dalla sudditanza umiliante alle Corti del Nulla tanto papale quanto, pure peggio, spagnolo, mancando per poco il sommo gradino del soglio pontificio.
Tra nepotismo e accaparramento di beni con la furbizia contadina che predilige sempre e solo il mattone e la zolla, l’alto prelato arraffatore si fregia, per di più, del bel bratteato d’aver partecipato, seppure in modo tiepido, da bravo burocrate disciplinato e insignificante quale è, ai processi contro quel gigante di Galileo, 1615-1616 e 1633.

Suo nipote, inutile peggio di lui, ma pure viziato e megalomane, figlio al contempo naturale e naturalmente bastardo della sua terra neghittosa e marginale e di quell’epoca miserrima tra tutte, superstiziosa, di violenza infida e in ogni aspetto di gran lunga peggiore del Medioevo, che possedeva, diciamolo, una sua sinistra grandezza e nobiltà, non ci sta e, idiota e pidocchioso come è, oltre che prepotente e vanaglorioso, confida in avanzamenti e benefici personali e decide di “vendicarsi”, o le prova tutte per favorire lo zio nepotista, affidandosi alla magia nera.

In una vita spesa tra brutte opere di teatro, brutte poesie, brutti aneli insoddisfatti, e tedio, con l’aiuto di altri tre scellerati e deliranti uomini di chiesa, “menti esperte” nel cavilloso e complicato nulla dei rituali di stregoneria, prova ad invocare il demonio, cioè il nulla, affinché uccida il papa regnante, persona pure degna di loro e del tempo, superstizioso, vendicativo, meschino e cagasotto.

Dopo accordi segreti e probabili dialoghi di contenuto preziosamente surreale sull’effettiva “enorme efficacia”, pari a zero, di gesti e parole completamente inutili, sicuri che roba del genere sia potentissima, si decide con il ridicolo batticuore per qualcosa di completamente inesistente, di darsi da fare. L’unico risultato della magia è far apparire quanto si è miserabili.  

Il rituale, come tutti i rituali, e specie quelli sinistri, ha dell’esilarante: tra candele e chissà che arredi bislacchi, in uno scantinato, in gran segreto, quattro idioti si industriano di invocare il demonio con gli strumenti della superstizione popolare, fanno un cerchio con del filo di lino cardato da una vergine, vi posizionano un’icona di cera del pontefice, la accoltellano mentre modulano il flatus vocis che esce dalle loro bocche cretine in modo che, è garantito, si riesca a far apparire il demonio.

Ovviamente Satana o chi per lui, nelle sconfinate e comicamente precise gerarchie del Niente infernale, non compare; non compare nessuno, non perché il demonio non esiste, o perché anche se esistesse non avrebbe certo avuto interesse a interagire con siffatti imbecilli e nullità, ma perché -la ragione, come sempre avviene quando è il fantasma della fantasia a dirigere l’orchestra nella nostra testa, è altrove-, in quello scantinato deve essere avvenuto, anzi è sicuramente avvenuto, tempo addietro, un imprecisabile omicidio, è morto qualcuno. Quindi, per qualche imperscrutabile regola saldamente ancorata al niente, in quel pezzetto di spaziotempo lì, proprio lì, il Demonio non apparirà. Altrove sì!

Si deve cambiare posto! Si ritenta in una notte di tregenda, in un casolare, paventando che occhi indiscreti possano poi riferire di aver visto tutto quel niente all’opera così indaffarato in quell’insignificante pezzo di mondo retto e diretto da gente insignificante come gran papi e gran cardinali di cui nessuno ricorda più il nome.
Tutto viene fatto alla perfezione, come descritto dal puntiglio delle pagine che vertono sul niente dei grimori, e come asserito dalla saputa erudizione sul niente degli esperti occultologi, ma ancora una volta il diavolo non appare, niente!
E come sempre non appare non perché non esiste, e perché se esistesse non avrebbe alcuna voglia di seguire i capricci di persone insignificanti e idiote la cui anima, cioè il niente, farebbe schifo pure all’ultimo dei bitorzoli d’inferno, ma perché il tempo non è quello giusto! Forse il maltempo dispiace al demonio, forse chissà che, mancava l’olio santo… cioè l’olio.

Si rabbuia il rampollo viziato e battagliero, volano minacce di coltellate, se non appare il niente demoniaco così come garantito dalle pagine di dotti inquieti e deviati; quei monaci devono stare attenti alla possanza di un Capitano d’arme, che ama sfilare e farsi ammirare nello sport, ma che non è mai stato in guerra.
Si deve riprovare, ma manca il numero necessario per il successo: non bastano quattro scellerati, ce ne vogliono sette, come i vizi capitali per far apparire il demonio.
È rischioso aumentare il numero dei cospiratori, ma vale senz’altro la pena di rischiare la pelle per niente e per nessun risultato, sotto la minaccia, non solo di una vecchia bolla di un altro insignificante papa della stessa zona, che regola e sanziona meticolosamente il nulla e cosa non è permesso fare e non fare nel suo sterminato regno, ma è pure ribadito da una più recente regolamentazione, che esplicitamente proibisce di attaccare con il niente dei rituali magico esoterici, prescindibilissimi papi come quello presente e i membri insignificanti della sua insignificante famiglia.

La pressione è troppa! Tutto quel rischiosissimo niente all’opera, pur di avere in cambio la definitiva ascesa al soglio del parente, ed essere dimenticati, sì, ma solo dopo aver potuto gongolare per qualche effimero anno riconosciuti e lusingati per stradine anguste come le menti di chi ci vive, sta per far crollare l’animo pavido dei malvagi consociati. Si rischia la morte per nulla, vero, ma rischia sul serio! Uno dei quattro blandi uomini di Chiesa, cioè parassiti e amministratori del niente, decide di riferire tutto ai suoi superiori, per aver salva la buccia.

E qui il nulla in pompa magna sul palcoscenico sarebbe stato tenuto un po’ a bada, forse, se finalmente fosse intervenuta una bella figura, un pontefice saldo e magnanimo, sicuro nella sua fede, per quanto delirante sempre sia la fede, ciononostante superiore ad ogni meschina pratica folle e paura da due soldi, ma no! Questa è una vicenda del Niente e quello, il papa, è vendicativo e pusillanime. Descritto come superstiziosissimo, rimane scosso e spaventatissimo alla notizia che s’era ricorso al demonio per fargli prendere il volo anzitempo, così non spreca l’occasione che gli fornisce il niente che gli è capitato, per far mostra della sua pochezza e, magari pure con le dita incrociate o facendo le corna, pausillo, come all’epoca sua e sotto la sua idiota guida la popolazione tutta usava fare e oggi ancora fa, pretende una punizione esemplare dei rei.

Così, per niente, volendo evocare il niente, ottenendo niente, per favorire una persona da niente, fronte a un’altra persona da niente, i tre furono uccisi per davvero in pubblico per un reato impossibile: due vergognosamente impiccati, pena degradante, l’altro, il Capitano che, come è tipico di quel posto dove tutti sono fortissimi ma nessuno va mai a fare la guerra, non aveva mai mostrato sul serio il suo coraggio, decapitato. Gli si risparmia l’umiliazione, dell’impiccagione, d’altra parte ha uno zio cardinale e ambizioso, lui! E è pure bello riconoscente di questa concessione da niente, preferisce morire con dignità davanti a gente da niente, piuttosto che morire e basta, sia come sia, tanto non cambia niente. 

Adesso, al contrario di quanto osservato prima con quel papa dimostratosi insufficiente al suo ruolo e persona da niente, fosse stato il Capitano un pavido, fosse stato completamente meschino e privo di qualità, forse il trionfo del Nulla sarebbe stato così assoluto e tombale da soffrire, nel suo paradosso di esistere, un qualche affievolimento, venire un po’ meno tanto ne era e tanto ingombrante, ma nell’esatta miscela di elementi che deve concorrere per il suo vero e completo trionfo, si dà pure il caso che il nipote imbecille, fosse in grado di far mostra di certo coraggio e contegno all’esecuzione, lasciandosi cadere la mannaia sul collo, come ci si aspetta faccia una persona di valore.
Morire non deve essere facile, andare nel nulla da cui si viene, dopo esserci illusi di essere qualcosa e aver sgomitato un po’ con malagrazia in un posto dove i più ricordano con imbarazzo il nonno e nessuno niente prima del bisnonno; ci vuole un bel valore sprecato a morire bene, e in questo caso esso è apparso solo una volta, offerto come definitivo e necessario sacrificio votivo sull’ara del niente, che piglia tutto qui, e tutto annulla e vanifica.
Forse era necessario far vedere, per un unico momento, che si sarebbe pure potuto fare qualcosa con quella vita, ma s’era scelto di non farci niente, e di dedicare tutto ad esso fino alla fine.

Oggi di questa vicenduola rimane poco e niente e di queste persone il nome di una stradina buia, dove vive e opera gente da niente, in una piccola cittadina che non pare sia cambiata molto o niente.

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