Un paese basato sul “no”.

A cosa servono i condizionamenti? Allo stesso a cui servono gli allenamenti: a rendere automatici dei gesti in modo tale da eseguirli senza dover pensare per farlo.

Un pugile non pensa quando schiva e colpisce l’avversario, così un italiano non pensa quando dice “no”. Perché questo paese si basa sul “no”. E sul non pensiero, sull’automatismo, il condizionamento. Non farla pensare è la maniera migliore per dominare la gente.

Il “no”: un fondamento molto comodo e sicuro, che porta dritto alla rovina, ok, ma che è così indispensabile per il potere e chi lo gestisce in modo ancora medievale.

Esci di casa? Aspettati il “no” su tutto: il “no” da burocrati, avrai sicuramente dimenticato qualcosa, le cose non erano così semplici, oppure no, andavano bene … comunque sia la prima immediata parola alle tue richieste, anche legittime, sarà: “no”.

In banca ti diranno “no”, alle poste “no”. “No” e un ditino alzato a reprimenda. Sei sempre colpevole di qualcosa, hai sempre fatto male qualcosa; e soprattutto dopo tanto “no” e tanta  conseguente frustrazione al piacere, che palliativo trovare se non godere del gusto di poter rimproverare qualcuno? Potergli dire che ha sbagliato qualcosa? Almeno quello!

Uscirai la sera, per lasciar perdere tutto questo, e i tuoi amici diranno: “no”; una birra in più? “No!” Un altro posto? “No!” Le donne ti diranno “No!”, non solo a te, che non piaci magari, ma anche a tutti gli altri, per prima cosa: “no!”.

Lasciamo perdere che poi ogni “no” può diventare un “sì”, (in certi ambiti il “no” è solo strumentale a bustarelle, corruzioni varie) è proprio questo il fatto! Si deve comunque passare per il “no” anche quando la risposta da dare è un “sì”!

E tutti i “no” che non diventano mai “sì”, la gente se li porta dentro come rimpianti; rimpianti di tutti i generi, certo, ma specie di persone mai conosciute, occasioni abortite, delitti! Delitti! E spesso è il piacere ad essere assassinato su una croce erta da imbecilli, da blatte insoddisfatte che vogliono anche tutti gli altri insoddisfatti a loro volta.

Siamo educati a perdere tempo. E a rifuggire il piacere! Siamo stati squartati da piccoli, (un infanticidio bello e buono!) sul tavolo della colpa, per essere consegnati in servaggio eterno a una responsabilità, che non migliora di un centimetro il mondo, ma rende tutti servi e sottomessi. E tutto questo, o molto di questo, sarebbe stato realizzato per un “Dio buono”? Interessante! Un Dio che non vuole che mangi carne di porco, o che ti facciano un pompino? Raccontavate … Allora meglio Satana! Davvero! Bisogna disfarsi di queste vecchie storie!

Che bei sospiri di sollievo dovranno fare i potenti del mondo ogni volta che si pronuncia un “no”, che qualcuno si lascia scappare un’occasione per il piacere, o per l’intraprendenza e il vitalismo. Non si nutrono di sacrifici umani altri che questo, che però è in assoluto il più atroce: che ciascuno autonomamente ponga il limite a se stesso. Ma il limite solo al piacere, chiaro, e non anche all’umiliazione o alla schiavitù! Da solo ti dirai “no” e negherai un bel momento. Dirai “no” anche alla ribellione, cioè quando dovresti dire davvero: “no”.

Forse i gestori e fautori di questo spaventoso meccanismo sono entità disumane che si nutrono di ogni occasione persa del sapiens, ma in un certo senso è così: non avrebbero mai le redini di un mondo libero. Anche perché in un mondo libero non ci sono redini!

L’essenza del potere è fare quello che agli altri è proibito, essere disumani, quindi, in un certo modo. Le proibizioni servono solo a rimarcare la differenza tra chi ha il potere e chi no, e i “no” sono le proibizioni automatiche che si dà ciascuno.

È importante che tu, comune diavolo, non possa fare quello che il potente fa. L’uguaglianza è stata sempre lasciata indietro, ci si è subito affrettati a dire che è utopica, che crea mostri, che in suo nome si sono fatte cose orribili. L’unico orrore è credersi scimmioni speciali!

Personalmente, non mi immagino felice di fare gli interessi di un politico di turno: scrivere per lui, parlare in sua difesa, manovrare per il suo beneficio e solo indirettamente per il mio. Un uomo vero, realmente ambizioso, non segue nessuno: è libero! E non dice di “no” a se stesso! Non dice di “no” mai, a meno che non sia davvero l’unica parola da dire! In automatico dovrebbe uscire il “sì”, o un “perché no”…

Vuoi una birra? Sì! Meglio una birra in più che una in meno!

Vuoi sesso? Sì! Meglio una scopata in più che una in meno!

Mi dai un bacio? Sì! Meglio uno in più che uno in meno!

E tutto il resto! Si deve dire sempre sì!

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