Un suggerimento per apprezzare il meglio che viene dall’Italia, e saperne di più sulla grappa

Oggi, il che è inusitato, consiglierò qualche bel video di youtube, trovato fortunosamente a seguito di ricerche che sto realizzando. 

In specie due video molto belli, dei migliori che abbia mai visto in assoluto.
Anzi, se non interessa tutta la mia vicenda qui di seguito illustrata, si salti pure direttamente ai link in calce alla pagina, meritano di essere visualizzati. Parlano della grappa di (fu) Romano Levi, in Piemonte.  

Arriva un momento nella vita in cui ti rendi conto che, pur non avendo più tanto tempo a disposizione, devi fare quell’ulteriore passo per sapere e per saper apprezzare completamente quello che ami. Parlo dell’alcool, ovviamente.

In tutte le aree del sapere e le sfere di competenza, avere una buona base tecnica specifica aiuta molto la comprensione, l’alcool non fa eccezione.
In questo caso è necessario sapere come ogni distillato (o fermentato) viene trattato ed elaborato. Si tratta di un discorso anche di enorme interesse, dal fascino veramente immenso, per chi condivida come me la passione per gli alcolici.

Sono nato in una famiglia che ha sempre amato l’alcool, in un paese che pure lo ama, e, va detto, in una città che fa altrettanto, e che propone dei prodotti sicuramente molto interessanti, tra cui spicca l’anisetta.
Mio padre e mio zio distillavano, ed anche molto bene, erano “moonshiner” si direbbe oggi con un bel neologismo americano; ricordo perfettamente le bottiglie di anice, mistrà e grappa, dall’altissima gradazione, anche oltre il 70%, dal colore impeccabile, cristallino, di cui si faceva vario uso sia in cucina (specie per dolci tradizionali, no? Ciambelle, maritozzi, castagnole di carnevale) che per “rituali” come la queimada spagnola (tradizione di famiglia importata) o che si usavano più di sovente per un cicchetto tra amici, correggere il caffè a fine pasto, o perché no per “compagnia” mentre la mattina si scaldava al gelo tra novembre e febbraio, coi vapori del respiro e i lamenti degli uccelli, il forno a legna per infilarci le spuntature con le patate.

La modernità porta via tante cose, a volte anche di quelle che andrebbero conservate e che ci mancheranno. Ma si sa i gusti cambiano, i ritmi, i luoghi, i tempi, è inevitabile.

Quello che non cambia è la persona, ed è mia opinione convinta che la prima educazione che hai avuto, rimane come tua impostazione personale e non la torcerai facilmente.
Se in altri abiti ho voluto farlo (torcerla) e ci sono riuscito, qui proprio non ho voluto e con me, credo, tanti italiani che condividono, spesso inconsapevolmente, un gusto per gli alcolici assai particolare.
L’italiano, di suo, per impostazione e regola, ama più di altri gli alcolici arcigni. S’era già detto che la Glen Grant, ottimo malt peraltro, commercializza solo in Italia la sua deplorevole versione a 5 anni, proprio perché si adatta al gusto autoctono. E le grappe sono forse una delle manifestazioni più schiette dell’amore per il gusto alcoolico, netto, da torcibudella apparentemente sgraziato, ruvido, a tutta prima “sgradevole”.

Come accade in ogni percorso enogastronomico, anche con gli alcolici si passa per varie fasi, dai sapori della tua tradizione ti discosterai per abbracciare quelli più modaioli e tipici del tuo tempo, diremmo “commerciali”, ma se non sei un passivo, avrai interesse ad ampliare le tue conoscenze. Così facendo, però si finisce sempre per ricercare ad amare dei sapori e delle sensazioni che possono essere considerati particolarmente forti, per non dire “puri”.

Ogni ghiottone che si rispetti mangia tutto, lumache, rane, trippe, lingua, uova di pesce, formaggi forti, ama l’amaro, il secco, l’acido, l’affumicato e va proprio alla ricerca di sapori estremi, di salamoie, uova centenarie, muffe, e tutto il resto che il consumatore medio non apprezza, e che quello solo ricco deve far finta di apprezzare.

Con l’alcool succede lo stesso. E si arriva a un punto in cui si cerca “il sapore perfetto”, la “purezza in sé”, il “Graal della distillazione”. Il che non significa avere (ed acquistare) il prodotto migliore, dato che non esiste, o meglio che ne esistono migliaia, tutti eccellenti, tutti amatissimi. Significa invece, ritrovare quel profumo e quel sapore da cui si è partiti, elaborato magari da te, con consapevolezza estrema di ciò che stai facendo e che vuoi ottenere.

Per me credo sia arrivato il momento di tornare al moonshine casalingo. Devo fare qualcosa, dare il mio contributo, e anche vedere cosa posso elaborare da solo, cercando proprio di trovare una purezza artigianale di cui posso essere certo, perché sono io che manovro.
D’altra parte, da una terra di mistrà e anice, sono approdato a una, il Missouri, al confine col Kansas, di granturco, da cui si ottiene il bourbon, che non mi interessa invero riprodurre, ma anche di mele e pere, da cui si ottiene sidro e poi si può creare una sorta di Calvados, e da qualche tempo è presente anche tanta uva e tanto vino, invero non soddisfacente di per sé, ma conosco già nove aziende vinicole, forse non sarebbe una cattiva idea provare a distillarne le vinacce. Non lo fa nessuno qua… vedremo.  

Certo sono arrugginito. Anzi, a dirla tutta mi era permesso solo di attaccare le etichette ai tempi, proprio come fanno nel video, avevo 8-10 anni. Quindi, dopo consultazioni con chi sa, sono costretto a documentarmi da me, per cui ho anche approfittato per dare una rispolverata agli aspetti tecnici della distillazione, le differenze tra alambicchi, e molto altro; sono questioni veramente interessanti e che aiutano a capire cosa si stia bevendo.

Proprio in tutta questa ricerca, mi sono imbattuto in una inopinata quantità di video, troppo brevi, ma certi veramente ben realizzati e di gran interesse.
Tra tutti, però, va detto, brilla proprio la coppia che propongo di seguito. Brillano per tanti versi questi due video, anche su altri pure curiosi poi suggeriti da youtube sullo stesso soggetto, tra cui si può segnalare uno giapponese, ed uno di degustazione del prodotto; qui chi parla pare molto competente e per una volta rispettoso, ne sa e lo mostra con eleganza e garbo.

Non voglio anticipare, nulla a chi li vedrà, ma non posso trattenermi dal dire che per una volta ci si trova dinanzi al meglio del Paese, da tutti i punti di vista, quello vero, e non solo quell’”eccellenza” di cui a volte si va cianciando e si sbandiera più o meno a sproposito, ridondante, pretenziosa, irritante, che sa di venditore di auto truffaldino e saccente (o di qualunque altro prodotto che dia illusione di esclusività), che punta sulla vanità dell’insipido e l’ignaro, ma pure perché emerge un lato umano davvero forte nella sua semplicità estrema che conforta, e finalmente riconcilia con la storia ed il mondo.
E, pure per una volta, i riferimenti alla “Natura”, quel concetto così a sproposito, mal usato e abusato oggi e che detesto, emerge con un senso vero, con un criterio; qui è sul serio evocativo e sincero, ricorda per davvero i ritmi, i tempi, di mondi agresti celebrati da sempre nella poesia come curativi dalle noie mondane, emerge tutto il rispetto e la passione per ciò che si sta facendo, un modello opposto all’impiego, al lavoro necessario, ma a cui si è indifferenti. Questi video sono meravigliosi! e lo paiono anche le persone che compaiono. 

Un miracolo, sulla grappa di Romano Levi (qui parla lui), famosa, che mio padre conosceva perché la proponeva il catalogo da cui comprava vino per posta, ora purtroppo scomparso, come tutto il resto, “il Club delle Fattorie” si chiamava, portato avanti da una persona anche lei davvero competente, semplice, direi di quelle “vecchio stile”, quando si andava al sodo e non ci ha MAI dato una fregatura.
Ma dove è finita quell’Italia, dannazione!?   

Distilleria Romano Levi fasi di produzione grappa parte prima

Parte Seconda

Ah! Un’ultima nota. Dal Missouri, oggi, con calma e con comodo, posso apprendere sulla distillazione della grappa italiana, tanto quanto non avrei mai potuto prima, neppure con l’acquisto di testi. E ciò vale per cinema, musica, letteratura, lingue e tanto altro. Gli aspetti magnifici dello sviluppo tecnologico.

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2 thoughts on “Un suggerimento per apprezzare il meglio che viene dall’Italia, e saperne di più sulla grappa

  1. Mi hai fatto piacevolmente tornare indietro nel tempo; che tempi! E quei bicchieri di grappa col vetro unto dalle mani del cecoff le ricordi?. Bell’articolo; condivido.

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