Una Brevissima Riflessione sul Nazionalismo

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Ha senso il nazionalismo? C’è chi lo detesta, chi detesta chi lo detesta. Ecco come la penso!

Penso che seppure non c’è da vergognarsi di amare, in genere… e di amare anche sé stessi o ciò che si conosce bene, essere “nazionalisti” (e peggio campanilisti), e a volte perfino essere solo “patriottici”, più che il “voler migliorare un paese” e “sostenerlo”, a tratti sembra solo un “vantarsi per meriti altrui”. Tu, di preciso, che avresti fatto? Magari sei pure un evasore fiscale… per dire.

Che senso avrebbe, ad esempio, appellarsi alla genialità e grandezza di individui sparsi per la storia, sentendo un bizzarro legame con loro? Per via della sola coincidenza del luogo di nascita! Augusto, Cesare, Dante, Fermi, Leonardo, Michelangelo, Galilei, Rossini… Nessuno! Persone che, per giunta, spesso sono state anche bistrattate in vita, nonostante magari il loro contributo sia stato cruciale nella storia.

Questo atteggiamento “vanitoso” diventa assai insidioso quando si manifesta come “mito” e se per giunta ti acceca facendoti sopravvalutare ciò che sei nell’attualità, e ti induce a credere che tutto il mondo abbia gli stessi difetti del posto dove sei nato, allo stesso identico livello, ma nessuna delle sue bellezze.

Bisogna essere del tutto onesti, però, essere nazionalisti ha anche senso!

Ha senso se il paese a cui si appartiene è un grande paese, prospero e felice, perché significa riconoscere meriti, non tanto all’individuo che in esso può prosperare, ma a quella cultura intera che lo fa prosperare, a un sistema nel suo complesso, che risulta essere vincente, efficiente, o che lo è stato e che ha contribuito positivamente, nella storia, allo sviluppo del mondo, a un maggior benessere dell’essere umano, alla creazione di bellezza e alla diminuzione di sofferenza.

Altrove una persona intelligente, anche un genio, magari, vedrebbe del tutto sprecate le sue doti; un Einstein potrebbe essere costretto dalla necessità a trascinare l’aratro per sopravvivere, prendere acqua da una pozzanghera, invece di avere tempo per pensare e i mezzi per formare, prima, e proporre le sue idee e poi vederle recepite, capite, proposte al mondo, sviluppate.

In tal senso tutti coloro che formano parte attiva di una nazione prospera possono esserne orgogliosi, chi non ne fa parte può cercare di recepire e emulare; non c’è nulla di cui vergognarsi in ambi gli atteggiamenti, non sono affatto stupidi, semmai solo sanamente sentimentali. Questo sentimento, infatti, può motivarci a fare meglio ed essere grati di quello che si ha e a cui spesso non si dà il giusto peso.

Le società più libere ed efficienti sono quelle che hanno sempre trionfato sulle altre. Questo è l’unico “bene assoluto” che io riesca a scorgere nella storia. La “felicità” è anche la via per l’eccellenza. Solo chi ama può creare davvero.

Dall’altro punto di vista, riconoscere la grandezza ed efficienza di un determinato sistema, che ti garantisca la bellissima libertà di sviluppare le tue doti e inclinazioni, seguire ciò che ami e ti appassiona, significa anche fare un bagno di umiltà ed essere consapevoli del fatto che da soli, senza tutto il resto attorno, per esempio il falegname che monta la porta della cameretta dove per anni abbiamo studiato al riparo dal rumore esterno, senza chi produce e cuce le scarpe con cui ci alleniamo, senza il computer, o la pace per cui vigilano o lottano i nostri soldati o le forse dell’ordine, o senza gli sforzi della generazione passata che si è prodigata affinché avessimo di più (a noi non è successo, ma di solito accade così) e tutto il resto, non potremmo fare assolutamente nulla, neppure se fossimo dei geni assoluti.

Detto questo io posso pacificamente ammettere (e precisare dato che sono anche stato “accusato” del contrario) di essere nazionalista, e forse anche di più che solo “nazionalista”. In concreto amo la mia terra di origine e vorrei più per essa, perché so bene che ci sono enormi margini di miglioramento e tante risorse inespresse e inutilizzate. Lotto per essa con quel poco che posso, col mio carattere spigoloso, il mio interesse, le mie prese di posizione, e appelli, a volte feroci, caustici. Tirerò sassi nello stagno fino a che potrò.

Ma ancora di più io amo con passione la cultura a cui appartengo, in generale, quella occidentale o per lo meno la parte che vuole progresso e fratellanza (e non ti obbliga a simulare pianto per un dittatore morto).

E, pur non essendo uomo di scienza, amo e sostengo la stessa assieme alla sua idea di libertà e grandezza universale dell’essere umano, e questo mi unisce ad ogni appartenente alla specie che voglia partecipare alla meravigliosa avventura della conoscenza e unirsi al gruppo, che è aperto a tutti coloro che ne accettino i principi e gli scopi.

E non tollero volentieri che si parli male e si disprezzi, o dia per scontato, il tanto che è stato fatto dalla civiltà Occidentale per avere un mondo migliore. Che oggi, finalmente, è realtà!

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