Una Nota sul Concetto di Potere

Mi pare di identificare due atteggiamenti principali della nostra lunga traiettoria culturale verso il concetto di potere; uno, quello più antico e tradizionale, potremmo anche dire “antico romano”, forse più vicino alle necessità di contrastare un ambiente ostile, ne ha ottima considerazione, il potere in sé è bene, essere potenti è bene.
Ad esso si è poi interpolato il pensiero cristiano, per il quale il potere è, quasi per definizione, sopraffazione e prevaricazione dell’uomo sull’uomo, cioè è male. 

Certo ci sono mille modi di esercitare il potere, ma per il primo atteggiamento ciò non è qualcosa che riguardi il potere di per sé, ma tutto il resto che gli gira attorno, essere virtuosi o meno non è qualcosa di inerente al potere, ma alla persona.
Per il secondo, invece, il potere è corrotto già di suo, necessariamente e corrompe, per acquistarlo devi corromperti o avere caratteristiche pessime come essere umano.

Questo atteggiamento si ripercuote anche nelle arti e nella considerazione che degli artisti e del loro ruolo si può avere.
Virgilio, quando scrive un poema celebrativo di Augusto e di Roma, l’Eneide, non è un “ruffiano” del primo imperatore, una banalità, questa, degna di un pessimo e pietistico Liceo italiano, ma è invece una persona che mette a disposizione del potere, e cioè di qualcosa di buono e che si spera che sarà anche virtuoso, le sue abilità di poeta; cioè, è un personaggio positivo che cerca di contribuire a costruire un mondo migliore offrendo le capacità di cui è dotato, cerca di apportare qualcosa.

Per altri, l’unico atteggiamento dinanzi al potere è quello della critica, della diffidenza, il che è pure comprensibile ed oggi prevalente, dato che il potere ha un deserto di prostituzione attorno, proprio a causa della cattiva considerazione e reputazione di cui soffre e che in qualche modo ha finito proprio per pregiudicarlo.
La rappresentazione della realtà è, a volte, qualcosa che contribuisce a formarla.  

Oggi quasi per definizione l’artista è distante dal potere, ma con ciò incorre in una capziosa ambiguità, dato che si ritaglia un ruolo di superiorità morale, con la semplicistica adozione di un atteggiamento quasi dato per scontato, canonico, che come tale non ha nulla di veramente significativo o sincero, ma che è usato per far bella figura, e cioè per raccogliere consenso, insomma, in definitiva non è che un modo assai ipocrita per servire solo sé stessi.

(Visited 62 times, 1 visits today)