Una possibile (e se del caso, probabilmente intenzionale) contraddizione nel racconto “La Biblioteca de Babel” di J. L. Borges

Nel racconto di Borges “La Biblioteca de Babel”, uno dei libri nominati, dal titolo “Axaxaxas Mlo”, non dovrebbe esserci, infatti la “x”, non essendo che una abbreviatura di “cs”, non dovrebbe essere inclusa nelle 22 lettere base dell’alfabeto usate per scrivere tutto lo scrivibile in ogni idioma.

Questo è quanto, ma per una disamina più brodosa e pedante, leggere oltre.

Penso di aver letto il racconto di Borges, “La Biblioteca de Babel” centinaia di volte, pensavo di conoscerlo e averlo studiato abbastanza bene, poi mi sono reso conto di una possibile contraddizione che mi era sempre sfuggita pur essendo parecchio banale e alla luce del sole.
…Un catartico bagno di umiltà, dopo essersi persi per le profondità abissali delle tante implicazioni di un racconto di incredibile, inarrivabile spessore.  

Dico “possibile” (e non certa) la contraddizione, perché è sempre difficile affermare con esattezza qualcosa rispetto a Borges e i suoi scritti, forse è un abbaglio, in ogni caso se di contraddizione si trattasse, è assai verosimile che sia stata intenzionalmente posta nel racconto per scherzo.
Non ho trovato nessun altro che ne parli (su internet), strano.
Si sa che l’autore era assai salace e prono alle facezie dotte e agli scherzi letterari. …E la raccolta di racconti si chiama appunto “Finzioni” …vogliamo pensare a quanto afferma il protagonista della “Lotería en Babilonia”? Che ammettere di non raccontare sempre la verità e di includere falsità e variazioni? …Come, del resto, fa chiunque altro da dove viene lui.

Uno dei titoli dei libri che lo strano posto contiene, a detta del protagonista bibliotecario e redattore dell’epistola che ivi leggiamo, non potrebbe esserci, perche la “x” non dovrebbe essere una delle lettere incluse tra le 22 di base che compongono i libri. Il libro in questione, nominato assieme a “trueno peinado” (tuono pettinato) e “el calambre de yeso” (il crampo di gesso), è “axaxaxas mlo”, quello che mima o riproduce proprio una sarcastica risata.

La Biblioteca di Babele contiene tutti i libri di un determinato formato che contengono ogni possibile combinazione delle 22 lettere base dell’alfabeto latino, con l’aggiunta di punto, virgola, e spazio, per un totale di 25 differenti simboli.

Nella sua prefazione a “Ficciones” Borges afferma di non essere il primo ad aver scritto sulla “Biblioteca”. In un altro suo scritto, “La Biblioteca Total”, spiega la sua storia fornendo una disamina più accurata e menziona, tra i vari, Kurd Lasswitz, il quale delineò i contorni che lui poi adotterà per la sua magnifica versione dell’intelligente idea.

Nel racconto, Borges non fornisce una lista chiara delle 22 lettere ammesse per la composizione dei libri presenti nel suo universo, e ai quali vanno aggiunti i tre segni di interpunzione. Nello scritto menzionato poco sopra, nemmeno lo fa, ma Lasswitz è meno laconico ed esclude esplicitamente le lettere “q” e “x”. “El alfabeto puede renunciar a la cu (que es del todo superflua), a la equis (que es una abreviatura) y a todas las letras mayúsculas.”
Chiunque studi la storia dell’alfabeto latino sa quanto essa sia intricata.

Borges riprende il numero di simboli di Lasswitz, e sarebbe sensato pensare che ne accetti anche le esclusioni: insomma, possiamo essere quasi certi che nella Biblioteca di Babele non dovrebbe esserci la “x”. Questo però contraddice il summenzionato passaggio del racconto dove la “x” appare.

Axaxaxas Mlö (con “o” con dieresi) era già apparso nel racconto su Uqbar (ne abbiamo parlato) ma nella biblioteca la “ö” è resa con “o”, probabilmente considerato il numero limitato di grafemi. E la “x” allora?

In teoria la “ö” andrebbe resa con “oe” cosa che l’autore non fa. Forse, dunque, le due espressioni sono solo apparentemente la stessa, ma non lo sono.
Usando lo stesso metodo, la “x” potrebbe essere resa in formato alternativo con “cs”. Tra i titoli appare anche una “y”. La “y” è tra i 22 segni a posto della “j”? Ma la “j” pure appare, poco dopo… Non possiamo essere nemmeno sicuri a questo punto.

Si aprono ventagli di possibilità.

Forse il racconto non è scritto all’uso dei libri della biblioteca. E questo apre a sua volta altre possibilità.
Sappiamo che il redattore è un bibliotecario, forse lui conosce altre lettere, che non sono solo quelle dei libri e le usa.
O l’epistola è trascritta da un secondo autore (Borges) che usa simboli che non sono conosciuti e usati nella Biblioteca. Insomma, la parola è resa con “x” nel nostro mondo, ma è stata originariamente scritta con “cs” in biblioteca. Questo comporta però che “Mlo” non è la stessa parola “Mlö”.

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