Una proposta, ingenua, ma d’oro, per migliorare il paese.

A cosa non spingi il cuore degli uomini o esecranda fame dell’oro? La genialità assoluta del poeta, l’unico sapiens davvero degradato fino all’immortalità, in una frase riesce a racchiudere l’abissale costernazione, amaramente stupefatta, dinanzi agli assurdi comportamenti umani: quid non mortalia perctora cogis, auri sacra fames?

Virgilio, che famosamente viene forzato da Dante a dire nella Commedia ciò che non dice nell’Eneide, in quel verso splendido, racchiude tutta l’amarezza, il disagio, il dispiacere assoluto di chi è costretto a considerare quanti orrori e violenze siano motivati dall’avidità e specie dalla umana prosternazione dinanzi alla forza sinistra dell’oro.

Letteralmente! L’oro, crea ancora oggi centinaia di: infelici, vittime, morti, passioni sfrenate e brutture. Oltre duemila anni dopo la morte del grande mantovano.

Pare incredibile che ancora, nonostante tutte le meraviglie a cui scienza e tecnologia ci hanno abituato, e ancor più considerando quanto bene ulteriore esse ci promettono, se percorreremo alacremente il cammino che esse indicano (quante innovazioni, comodità, abbondanza potremmo sviluppare e creare!), pare incredibile, dicevamo, che si perda tempo, e si spendano risorse ingenti, e, più grave, si sia disposti a sacrificare vite umane e ricorrere di fatto alla schiavitù, per estrarre dal nostro pianeta un metallo giallo e inutile, di cui se ne sono trovate già oltre 140.000 tonnellate!!

La tristezza invade il cuore, viene voglia di odiare persino il nostro splendido pianeta e appellarlo “palla di sterco”, se deve servire a sfruttare così i suoi abitanti!

In passato non c’era molto da fare, non c’erano troppe altre opzioni, l’uomo non aveva ancora afferrato tantissime dinamiche oggi conosciute della natura, e non aveva le conoscenze attuali di ciò che lo circonda, la possibilità concreta di dominarle, sviluppando la tecnica. È comprensibile che “adorasse l’oro”, invece di eseguire esperimenti magari su particelle subatomiche, piuttosto che elaborare processori quantistici, e via discorrendo. Oggi tutto questo non è, invece, più tollerabile! C’è ben altro da fare, ben altri piaceri a disposizione e urgenze.

Basta di continuare ad estrarre altro metallo! Ce ne è a sufficienza! Non serve a nulla! Quale è il vantaggio di avere oro? È bello? E difatti è segregato proprio laddove nessuno può godere della sua vista: per lo più in casseforti immense buie e sigillate! In forma di parallelepipedi senza poesia e arte!

L’Italia è la quarta riserva aurea del mondo! In forzieri della Banca d’Italia ce ne sono circa 2400 tonnellate.

E l’oro non è l’unica risorsa confinata al buio. Altri scantinati italiani sottraggono al mondo, nell’umana follia applicata al quotidiano, oggetti che potrebbero avere ben altro impiego. Si dice che l’Italia abbia tante opere d’arte, tantissime, accatastate in depositi museali. Un patrimonio di bellezza ignorato, e che dovremmo sfruttare meglio!

Prendiamo tutto l’oro che abbiamo, e se davvero lo si considera “bello”, usiamolo per decorare tutti i posti in cui i cittadini devono transitare per forza giornalmente: poste, banche, anagrafi, motorizzazioni, inps, caserme, stazioni, metropolitane, e tutto il resto.

Parimenti le opere d’arte non esposte, affidiamole non a musei, ma ad attività commerciali, a uffici, enti, anche privati, grandi magazzini, centri commerciali, pub, bar dello sport, uffici, affinché le espongano, fino a che non avremo tutto il nostro immane patrimonio collocato e fruibile dai cittadini. Basta brutture! Basta ignoranza!

Basta costruzioni brutte, e orrori vari ed eventuali! Facciamo di questo paese un paese davvero miracoloso, splendido, dove il bello riempia la vita e gli occhi di chiunque, sempre! Ricominciamo a costruire per il futuro e non per far arricchire parassiti, amici dei traditori della patria: i nostri vituperandi politici. Avremmo un paese dove qualunque visitatore si sorprenderebbe fino alla commozione. Facciamone veramente il luogo più bello del mondo! Già che potremmo.

“Amore” non solo a chiacchiere, non solo emotivamente, dinanzi allo sferoidale patriottismo occasionale e imbarazzante da mondiale di calcio, ci si ricordi veramente della grandezza dell’Italia e si punti al massimo, invece di far finta di non sapere e vedere quanto essa sia sporca, vecchia, inefficiente, chiusa, arretrata, feudale, bigotta. Zeppa di paraculi di successo, grevi e rozzi! Non si fa un buon servizio al paese, blandendo e adulando, nascondendo la verità.

E quanto all’oro, che senso ha morire per esso oggi (ma sempre!), e senza che nessuno o solo pochissimi, godano della sua strana e magnetica luce? Non è preferibile usare quello che già c’è, e impiegare i nostri sforzi vitali per puntare sul potenziamento di sistemi di comunicazione, reti, satelliti, produzioni di beni, estinguere la fame, limitare il lavoro, o, per esempio più sul concreto, trovare mezzi di trasporto che non mietano un sinistro tributo di giovani annualmente? Non è più urgente? Più bello, sì! Più bello!

Davvero ancora oggi si può sostenere che c’è bisogno di spendere energie per estrarre metallo oltre l’uso industriale? Venerare questo Dio infame, infame almeno quanto tutti gli altri?

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